**Firenze: Cassazione, ‘Verdini incontrastato dominus, Ccf strumentalizzato a fini personali’**

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Roma, 9 apr. (Adnkronos) – “Sotto il profilo della gestione dell’istituto, l’attività della Banca d’Italia evidenziava sin dal 2006 le gravi anomalie nella governance aziendale, accentrata nella persona di Denis Verdini, incontrastato dominus del consiglio di amministrazione di un istituto creditizio strumentalizzato a fini personali, in assenza di un organo di controllo sindacale realmente autonomo e critico rispetto alle scelte gestorie”. Lo scrivono i giudici della Quinta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 3 novembre hanno resa definitiva la condanna per l’ex senatore per la bancarotta dell'ex credito cooperativo fiorentino, confermando la condanna a più di sei anni inflitta in Appello.

“Le anomalie riscontrate dai giudici di merito (…) risultano tanto più significative – scrivono i giudici – se rapportate alla natura cooperativa dell’istituto di credito, nonché alle regole – anche di principio – che lo stesso si era dato. In tal senso è stata stigmatizzata, sulla base dell’attività ispettiva della Banca d’Italia sotto il profilo delle politiche creditizie adottate dal Ccf, l’estrema concentrazione dei rischi su clientela di grandi dimensioni, operativa nel settore edilizio-immobiliare: non già dunque un esercizio del credito secondo scopi di mutualità, ma una gestione spregiudicata volta a consolidare le relazioni di affari tra la banca e un importante – ma decadente – gruppo industriale (…) nonostante la consapevolezza nei vertici della banca dell’inesorabile declino del gruppo stesso”.