A Firenze il quarto Festival Nazionale dell’Economia Civile

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Firenze, 17 set. (askanews) – Uscire dalla logica emergenziale per affrontare in maniera strutturale le sfide rappresentate dall’acuirsi delle diseguaglianze sociali, dalla crisi energetica e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Questo il focus della quarta edizione del Festival Nazionale dell’Economia civile, a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. L’umanità sta attraversando un periodo straordinario nella sua drammaticità, in un contesto economico e sociale tutto da riscrivere.

Marco Menni, Vicepresidente Vicario Confcooperative, spiega: “L’economia civile è questa cosa, la capacità di tenere insieme, anche con lo strumento della cooperazione, le persone e far sì che queste siano capaci di rispondere ai propri bisogni attraverso anche la formula economica di impresa. Di fronte al bisogno, alla necessità, rispondere generando impresa, creando occupazione, creando speranza e questa è la virtuosità di questi momenti che devono guarda al futuro”.

Il Festival, nato da un’idea di Federcasse, che lo promuove insieme a Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt e Scuola di Economia Civile con il contributo di Fondosviluppo, in questi anni è stato anticipatore di idee che sono ormai all’ordine del giorno.

Leonardo Becchetti, Presidente del Comitato Scientifico del Festival Nazionale dell’Economia Civile: “Qualche anno fa già parlavamo di comunità energetica, di aziende che autoproducevano energia e trasformavano l’energia da costo a risorsa. Abbiamo parlato di inclusione lavoro, dei problemi delle diseguaglianze. Il nostro ruolo quindi è come interagire come società civile con la politica, cercare di dar sale a questa democrazia e compiere progressi verso il bene comune”.

Il flagello che si è abbattuto sulle Marche ha dimostrato come la madre di tutte le crisi sia il cambiamento climatico e le conseguenti catastrofi ambientali. Sergio Gatti, Direttore Generale Federcasse: “Occorre spingere molto non soltanto com’è giusto fare sulla fase della cronaca e dell’emozione, ma possibilmente far nascere come è stato fatto purtroppo per i terremoti, una cultura del rischio. I bambini nelle classi sanno cosa fare in caso di scossa di terremoto. Noi dobbiamo trasportare quella cultura del rischio idrogeologico che è nuova rapidamente nelle famiglie, nelle scuole, nelle imprese. Tutti hanno un ruolo fondamentale di responsabilità. Gli operatori della comunicazione, gli operatori economici, le banche che poi sono lo snodo perché diminuiscano i rischi delle imprese e quindi il rischio in generale”