Fisco: Cida, ripensare rapporto con mondo del lavoro

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Fisco: Cida, ripensare rapporto con mondo del lavoro
Fisco: Cida, ripensare rapporto con mondo del lavoro

Roma, 5 nov. (Labitalia) – Nella ricerca di un fisco più equo ed efficiente, l’obiettivo non è diventare un Paese low cost, immaginando così di ridurre le tasse a chi le paga e convincere a pagarle chi le evade, ma puntare ad un lavoro più qualificato e meglio retribuito, che versa il giusto al fisco in modo semplice e trasparente, con l’utilizzo di strumenti tecnologici in grado di contrastare forme di evasione. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, intervenendo ad una tavola rotonda sull’equità fiscale alla quale hanno partecipato, gli economisti Alberto Brambilla e Carlo Cottarelli, il presidente dell’Istituto nazionale dei Tributaristi, Riccardo Alemanno, il giornalista-scrittore Davide Giacalone e il fiscalista Piergiorgio Valente.

"Cida -ha detto Mantovani- rappresenta le categorie professionali, i dirigenti e i professionisti, che rientrano fra i contribuenti più ‘tartassati’ secondo le tabelle fornite dal centro studi Itinerari Previdenziali. Quindi sentiamo molto il problema dell’equità e dell’evasione fiscale; ma ancor di più siamo consapevoli che occorra intervenire in modo strutturale sul rapporto fra fisco e mondo del lavoro, per diventare un Paese più moderno e avere un sistema economico sostenibile. Le differenze normative, contributive e fiscali fra lavoro subordinato e autonomo sono un retaggio del passato, reso stridente dall’utilizzo massiccio allo smart working provocato dalla pandemia", ha continuato.

"Questo genera -ha spiegato- sperequazione nei trattamenti fiscali di redditi imponibili simili e contribuisce all’inefficienza del nostro fisco con un eccesso di rigidità normative e procedurali. Se, invece, ragioniamo in termini di ‘lavoro organizzato’ potremo estendere il meccanismo della ritenuta alla fonte e magari ridurre la pletora di partite Iva che caratterizza il lavoro cosiddetto autonomo. Per quanto riguarda il tema dell’evasione, certamente l’uso di strumenti informatici, come la fatturazione elettronica, contribuisce a contrastarla. Starei invece attento -ha aggiunto il presidente di Cida- ad intervenire su deduzioni e detrazioni con tagli orizzontali: alcune di queste sono essenziali per garantire l’attuale fase di transizione verso uno Stato più moderno ed efficiente come, ad esempio, la diffusione del welfare contrattuale e aziendale".

Secondo Riccardo "Alemanno l’eccesso di pratiche burocratiche rende sempre più complicato il rapporto tra fisco e contribuente: da un lato l’Agenzia delle Entrate non riesce a svolgere gli accertamenti necessari, dall’altra i cittadini-contribuenti sono praticamente costretti ad avvalersi dell’operato di un professionista per preparare la dichiarazione dei redditi. Ma l’eccesso di normazione ha trasformato i consulenti fiscali in ‘compilatori di modulistica’, senza alcun miglioramento nella trasparenza e nell’efficacia dell’amministrazione fiscale. Conseguenza di tutto questo è la progressiva perdita di fiducia da parte dei cittadini verso lo Stato e chi lo rappresenta".

Il problema dell’evasione fiscale, secondo Carlo Cottarelli, "è ‘culturale’ e strutturale. Infatti, ogni azione volta ad aggredire l’evasione comporta un costo politico per chi la compie; inoltre in Italia vi è una larga diffusione di lavoro autonomo e di piccolissime imprese che sono difficili da controllare fiscalmente. Per l’economista occorre poi evitare il ricorso ai condoni, semplificare il sistema di tassazione, attuare controlli incrociati e diffondere l’uso di strumenti elettronici ed informatici". Per Alberto Brambilla "la lotta all’evasione fiscale si fa anche con il contrasto di interessi, consentendo la deduzione fiscale di alcune spese che, in ambito familiare, vengono spesso risolte ‘cash’. Sarebbe anche un modo, da introdurre in via sperimentale, per far emergere il lavoro nero. Occorre una visione realistica del rapporto cittadini-fisco: le cifre indicano che le tasse gravano su una platea di contribuenti insufficiente a garantire le spese crescenti del nostro welfare".

Quando si parla di sistemi fiscali in un’area comune e di libero scambio, come l’Unione europea, ha poi detto Piergiorgio Valente, "occorre considerare il fattore competizione e la tendenza ad accedere al fisco più conveniente. L’Italia da questo punto di vista deve adeguarsi, introducendo meccanismi più semplici e flessibili da un lato e rendendosi più ‘attrattiva’ dall’altro". A contestualizzare il discorso in un ambito più politico è stato Davide Giacalone che "ha stigmatizzato il ricorso alla terminologia dell’evasore ‘per necessità’; un’invenzione della politica per giustificare comportamenti illegali che, in realtà, nasconde il fallimento stesso del ceto politico".