Fiumicino, Montino: parte il nuovo trasporto pubblico

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Roma, 27 feb. (askanews) - "È un momento storico per il nostro Comune. Dopo anni di attesa i cittadini e le cittadine del territorio da sabato 29 febbraio potranno usufruire di un nuovo Trasporto pubblico locale". A darne notizia su Facebook è il sindaco di Fiumicino Esterino Montino che spiega: "finalmente siamo riusciti, dopo le tante difficoltà legate all'affidamento dell'appalto prima e ai mille ricorsi dopo a partire con il nuovo servizio tpl. La società aggiudicataria, la Trotta Bus Services Spa, il cui appalto durerà 6 anni, da sabato 29 febbraio 2020 fornirà i circa 40 nuovi mezzi che percorreranno 11 linee, che diventeranno 16 nei prossimi mesi". "Saranno mezzi da 12 e 8 metri, alcuni totalmente elettrici, tutti provvisti di pedane - sottolinea il sindaco - per far salire le persone con disabilità e obliteratrici a bordo. Sono previste anche nuove paline elettriche e la ristrutturazione di quelle esistenti, 5 velostazioni dotate di pannelli solari, telecamere, illuminazione notturna e un servizio di bike sharing, oltre a un sito sempre aggiornato e una app che fornirà orari, linee e possibilità di acquisto dei biglietti. La qualità della vita dei nostri cittadini migliorerà notevolmente, con un servizio finalmente all'altezza del nostro Comune, capace di coprire per intero il nostro vasto territorio. Nessuna località, ed è la prima volta che accade, rimarrà esclusa" conclude Montino.

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    Coronavirus, Berlusconi: "Italiani alla fame, nostro piano è da 100 miliardi"

    "Per una parte significativa della popolazione questo è un autentico dramma: chi non può contare su uno stipendio fisso, chi ha perso il lavoro, chi viveva di lavoro nero (diciamolo chiaro, ci sono tante persone in questa situazione, inutile negarlo), si è trovato di colpo senza alcun reddito, si è trovato alla fame nel senso letterale della parola". Lo ha affermato Silvio Berlusconi in un'intervista a Radio 105. "Ovvio che a queste persone -ha aggiunto il leader di Forza Italia- bisogna offrire una soluzione subito, direi addirittura nelle prossime ore. Il problema riguarda tutta Italia, ma nel Mezzogiorno la situazione è più grave. Il governo invece purtroppo è ancora in ritardo, ha stanziato una cifra inadeguata e non c'è ancora chiarezza su come queste somme verranno distribuite".  "Occorrono quindi non solo più risorse, ma bisogna anche essere certi che arrivino senza ostacoli burocratici e rapidamente a chi ne ha bisogno. Per esempio -ha detto ancora Berlusconi- ricordo che il mio governo aveva realizzato una social card per consentire alle persone in difficoltà economiche di acquistare i beni di prima necessità". "Nei prossimi giorni presenteremo al governo un piano che prevede di arrivare almeno a 100 miliardi, sperando che bastino. Dobbiamo finanziare la sanità, la spesa sociale, le grandi e le piccole imprese, occorre garantire liquidità al mercato per difendere il tessuto produttivo del nostro Paese. Lo Stato deve dare la sua garanzie alle banche sui prestiti che faranno alle imprese, questo è fondamentale, salvaguardando la continuità aziendale e i posti di lavoro", ha spiegato. "Purtroppo nessuno può fare previsioni attendibili. Da uomo di impresa prima ancora che da uomo politico, so benissimo che ogni giorno che passa paghiamo un prezzo molto elevato al blocco delle attività del Paese", ha detto riferendosi alla data della 'riapertura' del paese. "Però occorre essere responsabili: riaprire troppo presto come qualcuno vorrebbe, prima che il virus sia sotto controllo, potrebbe costarci molto più caro, sia in termini di vite umane, sia di ulteriori danni al sistema economico, se l'epidemia si dovesse ancora aggravare".

  • Renzi: "Non possiamo vivere 2 anni di reddito di cittadinanza"
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    Renzi: "Non possiamo vivere 2 anni di reddito di cittadinanza"

    "A Firenze dopo la peste c'è stato il Rinascimento, quindi ci sarà un momento bello, però nel mezzo ci sono due anni in cui non voglio che l'Italia viva di reddito di cittadinanza, perchè se fa così le nostre aziende verranno acquisite per due soldi da soggetti stranieri o chiuse". Lo ha affermato Matteo Renzi, ospite di 'Radio anch'io' su Radiouno Rai.  "A Firenze dopo la peste c'è stato il Rinascimento, quindi ci sarà un momento bello, però nel mezzo ci sono due anni in cui non voglio che l'Italia viva di reddito di cittadinanza, perchè se fa così le nostre aziende verranno acquisite per due soldi da soggetti stranieri o chiuse", ha aggiunto. "La ripartenza è nelle mani dell'Italia, non è colpa dell'Europa, e l'Italia ce la può fare, però bisogna muoversi ora e non aspettare che passi la nottata", ha proseguito. "Attenzione -ha sottolineato l'ex premier- a dare all'Europa la colpa di tutto, l'Europa ha liberato con la Banca centrale europea le risorse per cui lo spread non schizza a 600, l'Europa ha tolto quelle regole sul Patto di stabilità che quando fui al governo furono la mia croce".

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    Il capo della Protezione Civile della Calabria rassegna le dimissioni

    Si è dimesso il capo della Protezione Civile della Calabria, Domenico Pallaria: aveva ammesso di non sapere cosa sia un respiratore.

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    Giulia Cavaglià ha deciso di sfogarsi contro Manuel Galliano rivelando il motivo della loro rottura: le dichiarazioni dell'ex tronista

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    Coronavirus, Beppe Sala e i sindaci espongono dubbi a Fontana

    Beppe Sala ha dei dubbi su come venga gestita l'emergenza Coronavirus dal Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

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    Una tenerissima foto di Barbara D'Urso da piccola ha scatenato i commenti di migliaia di fan: la dolce immagine con la mamma

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    Paolo Ciavarro: “Daremo un calcio all’omofobia”

    Sui social ricompare un vecchio discorso di Paolo Ciavarro sull'omofobia: le parole del giovane gieffino, a pochi passi dalla finale

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    Sequestrati a Bologna migliaia di mascherine e dispositivi per ventilatori

    Sono state requisite questa mattina all'aeroporto e all'interporto di Bologna 50 mila mascherine e oltre 13 mila dispositivi medici monouso per la ventilazione respiratoria, questi ultimi destinati al Sudafrica (il 'blocco' era avvenuto nei giorni scorsi) , per poi essere successivamente consegnati all'Agenzia di protezione civile dell'Emilia Romagna.Un importante quantitativo di materiale sanitario utile per fronteggiare l'emergenza coronavirus, che può rimanere, quindi, in Emilia Romagna, grazie alla duplice operazione condotta da Agenzia delle dogane e dei monopoli e guardia di finanza in esecuzione delle direttive del procuratore capo della Procura di Bologna, Giuseppe Amato, e del prefetto di Bologna, Patrizia Impresa, e con la collaborazione della Protezione civile.Le mascherine, di tipo chirurgico, requisite all'aeroporto Guglielmo Marconi erano di importazione cinese e destinate a rivenditori privati, mentre i dispositivi medici monouso per la ventilazione respiratoria intercettati all'interporto di Bentivoglio, di fabbricazione italiana, erano illegalmente destinati alla Repubblica Sudafricana.Un duplice blocco, dunque, di importazione ed esportazione, informa la Regione, attuato con la massima tempestività e collaborazione di tutte le forze in campo.

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    AGI

    Lorena, che studiava per diventare medico, uccisa dal fidanzato

    Era stata stata l'Onu, mettendo il sigillo della propria autorevolezza a quanto andavano affermando diverse ong, a lanciare l'allarme:​ "Per troppe donne e bambini, la casa può diventare il luogo della paura e dell'abuso; e la situazione si aggrava notevolmente in casi di isolamento come i confinamenti imposti dalla pandemia da coronavirus", aveva affermato Dubravka Simonovic, relatore speciale del Palazzo di vetro sulla violenza contro le donne.Per Lorena Quaranta, studentessa di medicina, quell'allarme era la profezia di un destino che si è compiuto solo qualche giorno dopo, quando è stata strangolata in un appartamento a Furci Siculo, nel messinese. E' stato fermato il fidanzato, Antonio De Pace, di Vibo Valentia, collega universitario. Ha confessato. E' stato lui, secondo una prima ricostruzione, a chiamare i carabinieri e poi ha tentare il suicidio tagliandosi i polsi e il collo. L'inchiesta è coordinata dalla procura di Messina. "Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita. Abbiate Rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in Corsia per curare i nostri malati. Rimaniamo uniti, ognuno nella propria casa. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi". Così scriveva, alcuni giorni fa, in piena emergenza coronavirus, il suo amore per la vita, Lorena. Amava il suo futuro di medico. Sulla copertina della pagina social, i suoi occhioni grandi e pieni di futuro sopra la mascherina.Articoli di giornale sulla guerra combattuta dai medici, decine dei quali morti nella trincea dell'epidemia. A capodanno una foto gioiosa con il suo compagno: "Amo la gente un po' folle - scriveva - gli abbracci improvvisi. I gesti spontanei, i sorrisi gratuiti... Chi ti regala attenzione, chi si ubriaca di emozioni. E ti contagia di gioia. Amo ogni secondo e ogni anno vissuto insieme a te. Buon 2020". E gli amici scrivono tra dolore e rabbia: "Riposa in pace angelo nostro". Se per Lorena l'Italia è protetta da un medico, come sottolinea una foto sul suo profilo, nessuno è riuscito a proteggere lei. "E' stata una tragedia inspiegabile, ho parlato con alcuni familiari della ragazza che mi confermano che avevano un rapporto eccellente. Sembrava una giovane coppia modello, nessuno può capire cosa sia successo", ha affermato il sindaco di Favara, Anna Alba, che ha annunciato il lutto cittadino in occasione del rientro in città della salma. Il rettore dell'università di Messina, Salvatore Cuzzocrea, nell'esprimere cordoglio per la morte di Lorena, ha fatto riferimento a un'ipotesi di "dramma da convivenza forzata" dalle misure di contenimento dell'epidemia di coronavirus.In realtà dai racconti di amici, parenti e familiari non emergerebbe nulla di tutto ciò. A partire dal fatto che la loro convivenza non sarebbe stata obbligata ma del tutto volontaria, dato che avevano due appartamenti e scelto di trascorrere insieme la permanenza in casa dettata dal governo. Il sindaco ha annunciato che farà un tentativo per far celebrare i funerali della ragazza nonostante, in questo momento, siano bloccati come tutte le celebrazioni per evitare assembramenti e rischi di contagi del Coronavirus. "Chiederò all'arcivescovo - dice Anna Alba- di fare un'eccezione, magari consentendo la presenza in chiesa ai soli stretti familiari. Non poterla salutare per l'ultima volta sarebbe un secondo enorme dramma". I genitori di Lorena hanno raggiunto il Messinese, non senza qualche intoppo. "Hanno dovuto attraversare diversi Comuni e, in questo momento del tutto particolare per la nazione - ha aggiunto il sindaco di Favara -, non è semplice. So che sono stati fermati diverse volte. Noi siamo a disposizione per qualsiasi loro esigenza, sono in contatto col collega del Messinese che è stato molto gentile nel mettersi a sua volta a disposizione. Ci sentiamo inetti, è una tragedia immensa. In un momento in cui i rapporti umani sono messi a dura prova, questa tragedia - conclude - ci rende ancora più tristi ed increduli".

  • Il comandante della portaerei: "Virus a bordo, marinai non devono morire"
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    Il comandante della portaerei: "Virus a bordo, marinai non devono morire"

    "I miei marinai non devono morire". E' un passaggio della lettera che il capitano Brett Cozier, comandante della portaerei Theodore Roosevelt, ha inviato ai vertici militari degli Stati Uniti per sollecitare un intervento. A bordo della nave è in corso un'epidemia di coronavirus tra i 4000 membri dell'equipaggio. La Theodore Roosevelt ha attraccato a Guam. Il virus, visti gli spazi ridotti, si diffonde e non è possibile per i marinai isolarsi. "Servirà una soluzione politica, è la cosa giusta da fare", scrive Crozier nella lettera di 4 pagine diffusa dal quotidiano San Francisco Chronicle. "Non siamo in guerra, i marinai non devono morire. Se non interveniamo ora, non stiamo ci stiamo occupando nel modo adeguato del nostro asset più prezioso: i marinai". Solo una piccola parte dell'equipaggio ha lasciato la nave. "La malattia si diffonde e accelera", scrive Cozier, chiedendo "locali adeguati per la quarantena" a Guam "il più presto possibile". "Rimuovere la maggior parte degli uomini da una portaerei nucleare e isolarli per due settimane potrebbe sembrare una misura straordinaria. E' un rischio necessario", aggiunge. "Tenere a bordo 4000 giovani uomini e donne è un rischio non necessario e viola il rapporto di fiducia con quei marinai che confidano nelle nostre cure". Alla Cnn, il segretario alla Marina Thomas Modly ha spiegato che "negli ultimi 7 giorni si è lavorato per trasferire i marinai dalla nave e trovare una sistemazione a Guam", dove però "non ci sono sufficienti posti letto". Per questo, si lavora a soluzioni alternative.

  • Federico Fashion Style: “Ho avuto tentazioni con ospiti del mio salone”
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    Federico Fashion Style: “Ho avuto tentazioni con ospiti del mio salone”

    Possedere uno dei saloni di bellezza più famosi ha i suoi pro e i suoi contro. A rivelarli è stato Federico Fashion Style.

  • Da fisarmoniche a mascherine lavabili: "Ci salviamo da crisi aiutando"
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    Da fisarmoniche a mascherine lavabili: "Ci salviamo da crisi aiutando"

    Da mantici per le fisarmoniche e teli mare a un nuovo modello di mascherina 'anti-contagio' lavabile, da usare in famiglia per uscire, comunque non in ambienti medici. Quando l'Italia si è 'blindata' per tentare di fermare la corsa del nuovo coronavirus, Renzo Galassi, 62 anni, ha avuto un momento di disperazione. "Con la chiusura delle attività non essenziali la prospettiva - racconta all'AdnKronos Salute - era precipitato in una crisi profondissima. Ho passato due notti insonni".  Poi l'idea. "Come dare una mano in questo momento così difficile e salvare l'azienda alla quale ho dedicato investimenti in tecnologia da 'era 4.0' e sulla quale ho appena puntato altri 250 mila euro per spingerla sull'onda della 'green economy'?". La risposta è stata: riconvertire in tempi record la produzione in mascherine. Siamo nelle operose Marche, a Osimo Stazione (Ancona). Il titolare dell'azienda familiare Galassi Group alza il telefono e chiama il sindaco Simone Pugnaloni. "Gli ho detto: uniamo le nostre disperazioni e troviamo una soluzione".  "Avevo l'idea di mettere in campo un nostro materiale - dice - Si chiama 'ultramicrofibra', normalmente la usiamo per produrre mantici per fisarmoniche, nostro core business, e teli mare 'a prova' di sabbia finissima, come quella delle nostre spiagge". Le sue caratteristiche "si prestano" alla nuova causa. "E' un materiale versatile, lo usiamo anche per realizzare tende in grado di proteggere dai raggi ultravioletti del sole e fare da barriera al caldo". La scelta è stata di cominciare in tempi rapidi la produzione destinando le mascherine a un uso privato, non professionale. Risultato: in 3 giorni ne sono stati realizzati 12 mila pezzi, che il Comune sta distribuendo alle famiglie di Osimo, cittadina di 35 mila abitanti circa (e appunto 12 mila nuclei familiari). Il 25% di questa quantità è stato donato da Galassi Group.  Per raggiungere l'obiettivo si è mossa anche un'imponente macchina del volontariato che ha dato man forte ai 12 dipendenti della ditta. Galassi si è rimboccato le maniche e ha studiato la fattibilità del nuovo prodotto: "Per quanto compatto e protettivo fosse il mix di poliestere e poliammide che compone l'ultramicrofibra, abbiamo cercato di capire come renderlo ancora più performante, in grado di fare da barriera alle goccioline di uno starnuto, per intenderci. E quindi abbiamo schiacciato le fibre creando un'ulteriore barriera meccanica, poi abbiamo lavato il tessuto con ammorbidenti i cui componenti siliconici, fermandosi nella struttura, hanno aumentato ancora di più l'impermeabilità".  Il materiale non va cucito, ma basta tagliare la sagoma adatta al viso. La mascherina si fissa con asole (regolabili in 3 misure) alle orecchie e si allaccia dietro. "Non segna perché non ha elastici, è morbida e in tessuto certificato, e non c'è necessità di toccarsi naso e bocca per indossarla e toglierla. Noi consigliamo di metterla con gli occhiali da sole o da vista (non ha infatti neanche il ferretto che la blocca sul naso) per avere una protezione massima. Si può usare per andare a fare la spesa, o per situazioni in cui si è costretti a fare code", descrive Galassi. "Aumenta senz'altro la sicurezza, anche psicologica".  La mascherina è riutilizzabile, "noi consigliamo fino a 5 volte. Importante è l'asciugatura: mezz'ora ad alta temperatura in asciugatrice è l'ideale. E poi si può ricomprare. Il costo, Iva esclusa, è di 1,50 euro. E se su questi prodotti l'Iva venisse abbassata al 4%, ci risparmierebbe anche il cittadino". La nuova produzione è partita sabato scorso e lunedì le mascherine erano pronte. Si è riusciti nell'impresa grazie a volontari che si sono occupati del confezionamento.  "Noi abbiamo due macchine per il taglio e una per la campionatura e abbiamo allertato i partner che hanno le nostre stesse strumentazioni e le utilizzano in altri settori come la pelletteria. Loro mettono a disposizione le loro macchine per il taglio - oggi ferme per il decreto - Il collo di bottiglia era il confezionamento e lo abbiamo risolto in prima battuta attraverso il Comune e i volontari che hanno lavorato alacremente con noi per raggiungere la meta".  Oggi, calcola Galassi, "siamo in grado di produrre mediamente, al netto delle strozzature, 10 mila mascherine al giorno e stiamo migliorando nel confezionamento, passaggio su cui potrebbero ora contribuire delle cooperative. Allertando i colleghi del nostro network, potremmo anche raddoppiare a 20 mila al giorno. Abbiamo deciso di puntare sulla velocità del progetto. Per produrre invece un presidio medico sarebbe stato necessario un impianto specifico e 6 mesi è il tempo tecnico. La logica che abbiamo seguito è: noi realizziamo un prodotto per la popolazione, così le mascherine professionali possono andare tutte ai medici". Adesso le richieste piovono e la produzione di mascherine continuerà.  "Da oggi facciamo anche i turni di notte, noi della famiglia siamo impegnati in prima linea e vogliamo dare il buon esempio. Per me non esistono weekend né orari. Stiamo cercando di aumentare al massimo la produzione e forniamo anche a un'altra azienda il semilavorato (per una mascherina meno ampia come misure). Nel giro di un mese con tutte le collaborazioni attivabili e con tutto il network in campo potremmo arrivare a 1 milione di pezzi mensili", stima. Galassi ha già in mente anche un altro prodotto: "Un kit per sanificare superfici lisce, con il panno giusto e il gel disinfettante, da usare per esempio in ambienti di ufficio. A prezzo onesto", conclude.  Intanto, il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni guarda già oltre. La volontà è di ampliare la platea di chi riceverà in dono la mascherina 'made in Osimo Stazione'. Ora si pensa di darle anche "ai volontari, che stanno dando una grande mano in questa situazione di emergenza, e alle società partecipate. A chi lavora nei servizi sociali, nelle manutenzioni, e così via". Pugnaloni è il motore dell'iniziativa insieme al Galassi Group. "Renzo Galassi mi ha chiamato dicendomi che voleva fare qualcosa per la città, riconvertendo il ciclo produttivo della sua azienda - spiega Pugnaloni - Ho coinvolto allora i medici del lavoro per analizzare i materiali ed è emerso che l'ultramicrofibra è molto resistente, ideale come barriera" per bloccare le goccioline di saliva e contribuire a minimizzare il rischio contagio. "La conclusione è stata: si parte con la produzione di mascherine che possono utilizzare le famiglie". Per l'acquisto è sceso in campo "il Comune. E il Gruppo Astea - realtà che gestisce servizi come acqua, igiene urbana, teleriscaldamento in condivisione fra diversi comuni - ci ha aiutato finanziariamente. Un quarto della fornitura è stata donata dall'azienda stessa che ringraziamo. La cosa più bella è stata il volontariato. Grazie alla Protezione civile più di 30 persone si sono messe a lavorare a un metro l'uno dall'altro in banchi distanti di 2 o 3 metri fra loro per confezionare le mascherine, accompagnandole con un libretto di istruzioni su come lavarle e riutilizzarle e mettendole dentro buste donate da un'altra azienda osimana, Cristianpack della famiglia Pergolesi". Ecco, continua il sindaco, "è stata un'operazione 'di famiglia' per le famiglie. Sono scese in campo aziende familiari e il Gruppo Astea è esso stesso come una grande famiglia per noi". Anche gli altri Comuni che 'fanno rete' con Osimo hanno espresso interesse per l'iniziativa. "C'è una grande sinergia fra sindaci qui", assicura Pugnaloni. Da quando le mascherine sono pronte, altri 20 volontari "sono in campo ogni giorno a gruppi di due per distribuirle. Ne saranno prodotte ancora. Ci metteremo d'accordo sul prezzo di vendita e sulla parte da donare". Le mascherine non sono l'unico intervento messo in campo dal Comune: "Stiamo disinfestando strade, piazzali e vicoli con un atomizzatore che passa di notte e presto faremo dono ai dipendenti delle società partecipate di dispositivi di protezione particolari che potrebbero essere donati da aziende del luogo. Abbiamo un servizio di 'pronto farmaco' e spesa a domicilio che sta riuscendo molto bene - elenca il sindaco - e abbiamo distribuito anche volantini per il servizio pranzo e cena a domicilio, pensando soprattutto agli anziani. Infine tre macchine della Protezione civile girano per la città alla mattina e al pomeriggio per 2 ore con un messaggio registrato che ricorda tutte le raccomandazioni da seguire per il contenimento dell'epidemia. Sul restare a casa i cittadini stanno migliorando sempre di più". L'operazione mascherine è piaciuta alla comunità locale. "Stanzieremo circa 20 mila euro, di cui un acconto già versato. Poi faremo conti alla fine perché vogliamo produrne altre quantità - riepiloga Pugnaloni - Intanto ho ricevuto tantissimi ringraziamenti. E sono contento che l'iniziativa sia stata apprezzata. Quando sono andato in azienda per vedere il risultato della produzione, sono stato il primo a indossare la mascherina numero 1. Un amico mi ha detto: 'Sembri un bandito'. E io gli ho risposto: 'No, sto andando a salvare i miei concittadini dall'emergenza Covid 19", conclude sorridendo.

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    AGI

    Morto il sacerdote di Nuoro contagiato nella sua parrocchia

    Sacerdote diocesano, missionario nel Burkina Faso e prima anche marito e padre di famiglia: è la storia di don Giovanni Melis, 72 anni, uno dei due sacerdoti di Nuoro morti a marzo dopo essere stati infettati dal coronavirus. Don Melis è deceduto lunedì scorso a Sassari, dov'era ricoverato per il contagio contratto venti giorni prima, durante una messa in parrocchia che è costata la vita anche a Pietro Muggianu, 84 anni, canonico della cattedrale. Il Covid 19 ha avuto la meglio sul fisico del sacerdote-missionario, anche perché già indebolito dai problemi di salute patiti durante i soggiorni nel Burkina Faso, dove la malaria e la febbre gialla rappresentano due spauracchi, non sempre superabili neppure con le vaccinazioni.Nello Stato dell'Africa occidentale don Melis aveva realizzato il suo sogno missionario dal 2000, nei giorni in cui accarezzava l'idea di seguire la via del sacerdozio. Quattro anni prima un male incurabile gli aveva portato via la moglie Anna, dopo 27 anni di matrimonio, allietati dai figli Laura e Sandro, e vissuti più che altro a Torino da dirigente d'azienda.​"La morte di mia moglie è stata come il fallimento del progetto d'amore", raccontava qualche tempo fa don Melis, ormai diventato sacerdote dopo l'ordinazione in cattedrale a Nuoro, nell'ottobre del 2004. Non senza un pensiero per i due figli, diventati adulti e inseriti nel lavoro: "All'inizio sono rimasti un po' frastornati da questa mia decisione. Perché dopo avere perso la mamma, vedevano allontanarsi in qualche modo anche la presenza del padre. Ma hanno subito dopo capito e condiviso la scelta".Dalla comunità familiare l'ex manager è passato a quella ecclesiale, nelle parrocchie diocesane di Sarule e Lodè (Nuoro), dopo i primi anni da viceparroco a Nuoro. E qui, nella chiesa San Paolo ha contratto il coronavirus circa un mese fa. L'esperienza tra i diseredati dei sobborghi di Ouagadougou, la capitale dell'ex colonia francese, è stato l'elemento attorno a cui è ruotata la scelta di vita del sacerdote. Vi è tornato ogni anno, per dare una mano ai padri camilliani, che nella città di Koupela hanno aperto anche un ospedale per curare lebbrosi.Dall'Italia col gruppo missionario del Rosario di Nuoro don Melis portava nei bagagli generi alimentari e medicine. Sono solo alcuni tra i beni mancanti in una comunità che è 171esima (su 174) nella classifica della ricchezza, o povertà, mondiale. Coi volontari dell'associazione onlus, don Melis ha preparato alcuni progetti: il lebbrosario e una casa per gli anziani. È nata la scuola per l'infanzia 'Coro ‘e mama' (Cuore di mamma, in sardo) e alcune giovani sono state formate all'insegnamento. Altri ragazzi hanno avuto la possibilità di aprire laboratori per il burro di karitè, prodotto di pregio nella cosmesi occidentale. Opera sempre in evoluzione, che oggi passa per intero nelle mani dei soci della onlus: come un testamento spirituale del sacerdote nuorese, stabilito prima che l'ultima epidemia lo stroncasse.