Flavio Mezzanotte provò a liberare da solo il piccolo Marco e sua mamma ma accadde una tragedia

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Il luogo della tragedia
Il luogo della tragedia

Condannato a due anni e 4 mesi il dipendente Atac che cercò di salvare un bimbo nell’ascensore della metro di Roma, il giudice ha accolto la tesi del Pm per cui quello “non era il suo lavoro”. Ad essere condannato con pena sospesa è stato Flavio Mezzanotte, l’uomo che si calò fino al livello dell’ascensore bloccato della Metro Furio Camillo in cui erano rinchiusi il piccolo Marco e sua mamma, il 9 luglio del 2015. Purtroppo il piccolo al momento del tentativo di salvataggio precipitò nel vano dell’ascensore e morì.

Cercò di salvare un bimbo, condannato l’uomo che si calò fino all’ascensore

Da quella terribile vicenda era scaturito un complesso procedimento penale che inizialmente aveva visto la Procura di Piazzale Clodio iscrivere a registro non solo il condannato, ma anche due vigilantes. E a distanza di sei anni è arrivata la condanna in primo grado rispetto la quale il legale di Mezzanotte, avvocatessa Valentina Chianello, ha annunciato ricorso in appello ancor prima di conoscere le motivazioni. In buona sostanza l’uomo che provò a liberare madre e figlioletto incastrati in quell’ascensore bloccato fra binari e biglietteria della metro è colpevole di omicidio perché non era autorizzato a questo tipo di manovra ed era intervenuto senza attendere la squadra di emergenza Atac appositamente formata per quelle evenienze.

Dipendente Atac cercò di salvare un bimbo nella metro, condannato per omicidio colposo

Ma perché Mezzanotte era stato indagato per omicidio colposo? Perché quando il fatto era accaduto lui era in servizio presso un gabbiotto della metro e, dopo aver atteso invano per molti minuti, aveva deciso di intervenire di persona a fare qualcosa per le due persone chiuse nell’ascensore bloccato. Aveva quindi fatto calare un montacarichi fino al livello dell’ascensore bloccato e, giunto all’altezza esatta della struttura bloccata, aveva aperto a forza le due porte serrate.

Cercò di salvare un bimbo chiuso nell’ascensore, condannato per pochi ma fatali attimi

A quel punto però aveva dimenticato di inserire una passerella nello spazio tra i due elevatori e il bimbo, innervosito dalla reclusione forzata, era sfuggito dalle braccia della mamma ed era saltato verso il salvatore, cadendo nel varco fra i due meccanismi e precipitando per oltre 20 metri. La piccola vittima e sua madre vivevano nella cittadina di Sermoneta, in provincia di Latina. Secondo quanto stabilito dal giudice inoltre Atac e Assicurazioni di Roma dovranno pagare una provvisionale di 200mila euro alla madre del bambino, di altrettanto al padre e di 40mila al nonno.

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