Focolaio al consiglio comunale di Bolzano. Il sindaco: "Non è partito da qui, rispettate tutte le regole"

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Consiglio comunale Bolzano (Photo: Consiglio comunale Bolzano)
Consiglio comunale Bolzano (Photo: Consiglio comunale Bolzano)

Da due giorni il focolaio di infezione scoppiato tra le consigliere e i consiglieri comunali di Bolzano è al centro delle polemiche. Quattro in tutto i contagi. I consiglieri avevano partecipato a una festa privata, e per uno di loro si sarebbe reso necessario il ricovero in ospedale. L’unico a dichiarare pubblicamente la propria positività è stato Marco Galateo (Fratelli d’Italia), ma ancora non si sa se i quattro si siano contagiati a vicenda.

“Non si può parlare di un focolaio in consiglio comunale”, ha detto all’Adnkronos il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi. “Solo uno - spiega Caramaschi facendo riferimento a un consigliere in seguito risultato positivo - era presente in consiglio, e aveva il green pass. Io sono vaccinato e partecipo sempre in presenza, allo scorso consiglio eravamo la metà”. Molti consiglieri, osserva Caramaschi, hanno partecipato in video collegamento e anche “gli altri consiglieri”, risultati in seguito positivi al Covid, “non erano in presenza in consiglio comunale”. È d’accordo la presidente del consiglio comunale, Monica Franch (Pd). “Anche perché - afferma - tre dei quattro, da mesi, seguono le sedute da casa, in via telematica. Modalità che continuerà a essere utilizzata, per chi lo vorrà: del ritorno in presenza si riparlerà il prossimo anno”.

Caramaschi ricorda poi le regole imposte per accedere all’aula: “Serve il green pass, ci misurano la temperatura e ci disinfettiamo le mani”. Sull’origine del contagio, Caramaschi non si sbilancia ma sottolinea: “Se io mi becco il Covid da qualche parte, non si può parlare di focolaio in consiglio”. Proprio in consiglio, spiega Caramaschi, la “stragrande maggioranza è vaccinata”. In ogni caso, in vista di una nuova riunione del consiglio comunale la prossima settimana, “io ho raccomandato, in via precauzionale, ai consiglieri che verranno in aula di fare un tampone - riferisce il sindaco - Non c’è nessun obbligo, ma per chiarezza ho invitato a farlo”.

Soprattutto sui social network il dibattito sulla questione è ancora aperto. “Stanno girando su decine di chat - scrive l’assessore Stefano Fattor (Pd) - le foto della festa privata da cui sarebbe partito il focolaio. Foto pubblicate su Facebook e poi, una volta compresa la delicatezza e la gravità della situazione, rimosse. Ma la rete non perdona e qualcuno ha fatto girare le foto prima della rimozione. Rimuoverle sembra suggellare un “patto del silenzio” tra gli invitati che può diventare pericolosissimo oltre a configurarsi come un reato”.

Cede alle provocazioni Alessandro Huber (Pd), che scrive: “Nella speranza che le colleghe e i colleghi possano guarire presto mi auguro promuovano un po’ di più il vaccino e un po’ di meno i tamponi a 5 euro”, facendo probabilmente riferimento ad Anna Scarafoni che, oltre a essere consigliere comunale di Fratelli d’Italia, è anche titolare della farmacia Ferrari. La struttura si è trovata al centro delle polemiche nelle scorse settimane, appunto, per i pacchetti di tamponi a prezzi bassissimi.

Ciò che è certo che il caso dei consiglieri positivi arriva in un momento in cui i contagi sono in risalita in alcuni territori, compreso l’Alto Adige: “Bisogna vaccinarsi. Gli ultimi irriducibili no vax dovrebbero decidersi a farlo. Non c’è da fare altro che appelli e invitare gli altri a vaccinarsi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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