Fond. Barilla: Italia esempio a livello mondiale in lotta spreco cibo

·5 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 25 gen. (askanews) - Nonostante la pandemia, per il secondo anno consecutivo, ci abbia costretti a fare ancora i conti con i suoi effetti, l'Italia ha proseguito nel suo impegno per lo sviluppo di un sistema alimentare via via più sostenibile. Ed è nella lotta allo spreco alimentare che il nostro Paese ha registrato le migliori performance nell'ultimo anno, seconda solo al Canada a livello mondiale, supportata da una legislazione sul recupero dei rifiuti alimentari, strumenti di mercato e una rete solidale di organizzazioni e istituzioni a livello territoriale. A misurare i progressi fatti nell'ultimo anno è il Food Sustainability Index (FSI), un indice complesso sviluppato dall'Economist Impact e Fondazione Barilla giunto quest'anno alla sua quarta edizione. L'Fsi, mediante 38 indicatori e 95 metriche individuali, è arrivato ad analizzare i sistemi alimentari di 78 Paesi (11 in più rispetto alla precedente edizione) che rappresentano oltre il 90% del Pil e della popolazione globale, basandosi su tre pilastri: lotta agli sprechi alimentari, sfide nutrizionali e agricoltura sostenibile.

Nella "classifica generale" che emerge dall'elaborazione dell'indice a livello globale, l'Italia rientra tra i 20 Paesi top performer, collocandosi al 16esimo posto, tra quei Paesi che hanno ottenuto buoni risultati sugli indicatori chiave dell'indice. Ma il Food sustainability index, tengono a precisare i ricercatori della Fondazione Barilla, non vuole essere una classifica ma uno strumento per analizzare le best practice e individuare ambiti di azione per migliorare la sostenibilità dei propri sistemi alimentari, cardine dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'agenda 2030 dell'Onu. "Il nuovo FSI mostra ampi margini di miglioramento nelle performance globali in materia di sostenibilità alimentare e stato della nutrizione. L'Italia è sulla buona strada e, nella lotta allo spreco alimentare, che a livello globale riguarda un terzo del cibo prodotto, possiamo essere presi come riferimento dal resto del mondo - afferma Marta Antonelli, direttrice della Ricerca della Fondazione Barilla - Per quanto riguarda gli sprechi alimentari dal campo alla tavola, l'Italia è infatti al secondo posto dopo il Canada, anche grazie a iniziative, strategie e politiche che hanno agito per contrastare il fenomeno. Tra queste, la Legge e Gadda che ha facilitato, anche tramite agevolazioni fiscali, la donazione delle eccedenze alimentari alle Onlus".

Dalla elaborazione dell'indice emerge che la media di cibo scartato dei primi 20 Paesi che si distinguono nella lotta allo spreco alimentare è più bassa della media complessiva dei 78 Paesi (il 3% di tutto il cibo prodotto contro il 6%), ma meno di un terzo dei Paesi presi in analisi ha una strategia dedicata al tema. A tal riguardo l'Italia è in buona compagnia con Francia, Stati Uniti, Germania e Argentina. Anche lo spreco a livello domestico nei Paesi top performer è inferiore alla media di 85 chili pro capite all'anno, "ma parliamo pur sempre di 85 chili - osserva Antonelli - i margini di miglioramento sono ampi, è importante continuare a sensibilizzare consumatori e ristoratori".

E per quel che riguarda gli altri due pilastri l'Italia come si posiziona? Se guardiamo l'indice sintetico sulla sostenibilità in agricoltura l'Italia esce dal gruppo dei 20 top performer con una performance giudicata "media" in una scala di 4 valori (very high, high, medium e low) ma nell'ambito del consumo idrico sono attesi importanti miglioramenti nei prossimi anni. Come molti Paesi del Mediterraneo in Italia la "pressione sulle risorse di acqua di superficie e di falda per la produzione alimentare" è piuttosto alta; per questa ragione attualmente il nostro score appare abbastanza in linea con la media mondiale: 65,8 contro il punteggio medio di 70,3. Ma grazie alle politiche e iniziative in atto per promuovere l'irrigazione sostenibile, unite alle recenti indicazioni contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che contiene una sezione dedicata alla "Tutela del Territorio e delle Risorse Idriche", ci sono buone aspettative sul futuro. Per quanto riguarda, invece, le sfide nutrizionali, l'Italia mostra dati buoni relativamente alla qualità della vita: a livello europeo, con lo score di 86 siamo dopo Francia e Spagna, ma prima della Germania. Anche l'aspettativa di vita in Italia è piuttosto alta: alla nascita è 83,2 anni, secondi solo al Giappone, mentre l'aspettativa di vita in salute è di 71,9. La mortalità da malattie non trasmissibili (NCDs), infine, è di 235,6 ogni 100.000 abitanti: uno dei dati più bassi tra quelli di tutti i Paesi analizzati. In Italia, inoltre, problemi quali la sottonutrizione o la malnutrizione infantile presentano una prevalenza molto bassa, come d'altra parte nella maggioranza dei Paesi occidentali. Sui temi nutrizionali, in generale, appare forte l'impegno dell'Italia nel promuovere un'alimentazione sana e sostenibile, come dimostrano le tante iniziative e programmi nazionali di sensibilizzazione oggi attivi, come "Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari", programma nazionale di sensibilizzazione adottato del 2007, per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche e il miglioramento della qualità della vita, o le frequenti campagne di sensibilizzazione su temi specifici (es. disturbi alimentari, carenza di iodio, diabete e celiachia) del ministero della Salute. A livello globale sono Giappone, Svezia, Danimarca, Francia e Cina i primi cinque Paesi con le migliori performance per l'area delle sfide nutrizionali, che include aspetti come la qualità della vita, carenze di nutrienti, aspettativa di vita, malnutrizione e composizione della dieta. Questa è probabilmente l'area che, più di altri, mette in luce le differenze che ancora caratterizzano i Paesi ad alto e basso reddito: infatti, 19 dei 20 Paesi con i migliori risultati sono Paesi ad alto reddito, in cui le diete sane e sostenibili sono economicamente accessibili alla popolazione. Tuttavia, solo 7 di questi 19 paesi includono l'aspetto della sostenibilità della dieta nelle linee guida alimentari nazionali.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli