Fond. Barilla: ogni anno in Italia sprechiamo 65 kg cibo a testa

Mlo

Milano, 4 feb. (askanews) - In Italia ogni anno sprechiamo in media 65 chili di cibo a testa. Per produrre la frutta e la verdura che buttiamo ogni anno vengono impiegati 73 milioni di metri cubi d'acqua: con la stessa quantità potremmo riempire, giornalmente, 80 piscine olimpioniche o soddisfare, per esempio, il fabbisogno della Lombardia per 18 giorni. E' una fotografia allarmante quella che ci offre la Fondazione Barilla alla vigilia della giornata nazionale contro lo spreco alimentare che si celebra il 5 febbraio.

Secondo il Food Sustainability Index siamo al 13esimo posto in Europa per quantità di cibo edibile che si perde a monte della filiera agro-alimentare e per sprechi durante le fasi di trasformazione, distribuzione e consumo. E come si è visto lo spreco alimentare si traduce anche in spreco di risorse naturali.

A livello globale, il cibo gettato ha un costo pari a 2,6 trilioni di dollari l'anno; contribuisce ai cambiamenti climatici (generando l'8% delle emissioni annuali di gas serra ), al sovrasfruttamento dei terreni (il 28% dei terreni disponibili al mondo è usato per produrre cibo che poi non viene consumato) e all'insicurezza alimentare nelle aree del mondo già a rischio di disuguaglianza sociale.

"I numeri dello spreco dimostrano che siamo davanti a un fenomeno drammatico che, a livello globale, ci allontana dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 dell'Onu - spiega Anna Ruggerini, direttore operativo della Fondazione Barilla - Per combatterlo servono politiche mirate, come successo con la Legge Gadda in Italia o con gli accordi volontari stipulati da autorità regionali - ad esempio quelle di Lazio, Puglia e Piemonte - o come fatto nel 2018 dal ministero delle Politiche agricole, che ha stanziato 700.000 euro per finanziare 14 progetti di ricerca dedicati a estendere la data di scadenza dei prodotto alimentari, migliorare l'uso di nuove tecnologie di imballaggio, sviluppare app e piattaforme digitali, recuperare le eccedenze alimentari all'interno di tutta la filiera e facilitare la distribuzione del cibo ai gruppi più vulnerabili della popolazione". "In parallelo - conclude - servono anche le iniziative dei privati, per sensibilizzare le persone sull'importanza di adottare diete sostenibili e combattere gli sprechi di cibo".