Fondazione Sandretto, tre mostre tra pittura, AI e camuffamento

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Image from askanews web site
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Torino, 6 nov. (askanews) - Forse è la natura dello spazio, o forse è il ricordo delle mostre precedenti, sta di fatto che quando si entra nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino per nuove inaugurazioni si ha sempre la sensazione che qualcosa possa succedere, ossia che la nostra relazione con il contemporaneo possa fare qualche passo in avanti, o di lato, ma che in ogni caso si muova, e che possa sorprenderci ancora un po'. E così, poi, nei fatti accade con i tre nuovi progetti presentati dal museo nei giorni di Artissima: la mostra di pittura "Stretching the Body"; il progetto "Neural Swamp" di Martine Syms e "Safe House", una collettiva che inaugura la seconda stagione del progetto Verso, in collaborazione con le Politiche giovanili della Regione Piemonte.

Andiamo per ordine: si parte con una serie di pittrici donne che indagano la rappresentazione del corpo attraverso molteplici scelte stilistiche. A colpire, in alcuni casi, è il rinnovarsi della potenza del medium pittorico, anche sulla scena contemporanea. Lavori come quelli di Jill Mulleady sulla rivisitazione del concetto di "interno", oppure un dipinto spettacolare come "New York to Washington" di Jaclyn Conley, sono prove evidenti della persistenza della pittura come espressione rilevante. Le tecniche e le misure delle opere cambiamo molto, i mondi immaginativi sono spesso lontanissimi tra loro, ma hanno un comune elemento di inquietudine, una sottile incertezza di fronte al mondo, la cui valorizzazione è una delle qualità profonde della Fondazione Sandretto.

Il lavoro di Tobias Zielony, che racconta con foto e video il "cammuffamento" dei giovani ucraini di fronte alla società, in relazione alle tattiche militari russe adottate proprio nel conflitto con Kiev, è una buona e sufficientemente disturbante introduzione a "Safe House", una collettiva che abbraccia diverse tipologie di lavori, incentrata "sulla segretezza e sull'invisibilità, assunte come forme di governo e di (auto)organizzazione delle vite umane". Un progetto, curato da Irene Calderoni e Bernardo Follini, che esplora entrambi i lati della barricata: le strategie oppressive e le risposte delle comunità a queste oppressioni. E che presenta artisti eccezionali come Arthur Jafa, presente con una poderosa installazione di due bandiere nere sul cuore, ovviamente oscuro, dell'America. O come Sanda Mujinga, che porta anche qui le sue enigmatiche sculture che sembrano spettri e marcano il loro e il nostro territorio con un silenzio che ci turba.

Le voci di donne che leggono testi femministi, infine, possono fare da trampolino verso la terza mostra, quella di Martine Syms, che in "Neural Swamp" crea una installazione totalizzante che coinvolge tre voci, tre personaggi che recitano un copione che viene generato in tempo reale da un software di scrittura di intelligenza artificiale, e sempre la AI fornisce le voci alle tre entità che dialogano, costruendo una reazione che è mutevole, insicura, costantemente esposta all'impossibilità della previsione e della definizione.

Lo avevamo in qualche modo previsto: al temine del percorso ci si sente un po' scivolati in una dimensione altra, in uno spazio sfocato e interessante che è insito nella natura di molte ricerche contemporanee, che alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo trovano sponda e risonanza.

(Leonardo Merlini)

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