Fondi europei, progetti a rischio

Le cifre in ballo sono consistenti. Negli ultimi anni hanno costituito una delle principali forme di finanziamento per lo sviluppo di molte realtà, comprese le Regioni meridionali dell’Italia. Da ora in poi, però, i fondi europei saranno meno affidabili. L’allarme, destinato ad aumentare in maniera proporzionale all’acuirsi della crisi economica, è scattato ufficialmente nei giorni scorsi. Prima vittima è il programma Erasmus che, dal 1987, ogni anno coinvolge migliaia di universitari di tutta Europa in una delle esperienze formative e umane più apprezzate. Nelle casse dell’Ue mancano 400 milioni di euro per poter finanziare fino alla fine del 2012 l’European Region Action Scheme for the Mobility of University Students. Così resterebbero in bianco il 30 per cento delle richieste già avanzate da settembre a dicembre di quest’anno. E le prospettive per il 2013 sono ancora più nere. Se, infatti, nel 2011 il Consiglio Ue ha tagliato di 3 miliardi di euro il bilancio del 2012 presentato dalla Commissione europea, quest’anno si parla di sacrifici per 5 miliardi di euro.

L’austerity, divenuta ormai la linea guida di qualsiasi ente pubblico, rischia di mettere in seria discussione l’esistenza stessa dell’Erasmus. Naufragherebbe così un progetto europeo, che prende il nome dall’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam, creato 25 anni fa per educare le future generazioni di cittadini all’idea di appartenenza a quella che sarà poi chiamata Unione Europea. Un’iniziativa che, in un quarto di secolo, ha fatto allargare i propri orizzonti geografici e mentali ad oltre 2 milioni di giovani del Vecchio Continente. Italiani compresi naturalmente. L’anno scorso il nostro paese si è classificato al quarto posto, alle spalle di Spagna, Francia e Germania, per partenze di studenti. E se nel 2011 più di 20mila giovani nostri connazionali hanno frequentato i corsi universitari di tutt’Europa, l’anno scorso l’Italia ha accolto quasi lo stesso numero di studenti stranieri nei propri atenei. I più graditi Bologna, “La Sapienza” di Roma e Firenze, che si posizionano nei primi quindici posti a livello comunitario.

La mannaia dei tagli non colpirà soltanto l’Erasmus. Nella lista degli immolati, infatti, secondo le fosche previsioni del presidente della Commissione Bilancio del Parlamento europeo, il francese Alain Lamassoure (Ump-Ppe), dovrebbero esserci molti altri programmi finanziati dal Fondo sociale europeo (Fse). Si parla di progetti rivolti a tematiche quali la disoccupazione e la riqualificazione professionale, ma anche alla ricerca e all’innovazione. Il danno, calcolato in 10 miliardi di euro, se non ci saranno novità positive, è veramente grave. L’Fse, che per il periodo 2007-2013 ha una dotazione totale di 75 miliardi di euro, infatti, è uno degli elementi principali della strategia Ue 2020 per la crescita. Rischiano di passare in secondo piano, proprio in un contesto storico così delicato come quello attuale, finalità quali l’accessibilità e la partecipazione al mercato del lavoro, la prevenzione dell’esclusione sociale, la capacità delle istituzioni pubbliche di elaborare e attuare politiche e servizi con partenariati tra i vari soggetti protagonisti.

Imputati numero uno sono sicuramente i governi degli Stati membri che, secondo i principi del cofinanziamento e della gestione condivisa, devono contribuire all’entità del Fondo sociale europeo per una percentuale variabile tra il 50% e l’85%. In primis Gran Bretagna, Francia, Germania, Finlandia, Svezia, Olanda e Austria, che hanno detto “no” a maggiori contributi per finanziare il Fse nel 2013. Sono loro che avrebbero dovuto anticipare totalmente i contributi per l’Erasmus e per gli altri progetti dell’Fondo sociale, poi rimborsati da Bruxelles. E’ la loro scelta di ridurre i finanziamenti, conseguenza della volontà di abbattere il debito pubblico, ad essere sul banco dell’accusa. “Gli Stati rifiutano di rimpinguare il budget 2012 del fondo – spiega Lamassoure - siamo arrivati a 129 miliardi di euro, che non bastano per far fronte a tutti i pagamenti di quest’anno, secondo le previsioni di spesa della Commissione e del Parlamento. E per il 2013 – continua - la richiesta per far fronte a tutte le spese ammonta infatti a 138 miliardi di euro.

Se il Consiglio europeo e l’Europarlamento bocceranno il bilancio correttivo della Commissione per il 2012 e taglieranno il bilancio per il 2013, a subire i danni maggiori saranno i paesi che hanno più bisogno del Fondo sociale: Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia. Molti paesi non riceveranno gli stessi fondi europei avuti in passato: alla Francia mancheranno 400 milioni di euro, alla Grecia 600, alla Spagna 900 e alla Gran Bretagna tra i 150 e i 200.

Tra i progetti destinati a un netto ridimensionamento potrebbe esserci anche lo sviluppo delle reti di banda larga. Gli impegni di spesa per le telecomunicazioni previsti dalla Connecting Europe Facility, il pacchetto di investimenti infrastrutturali presentato un anno fa dalla Commissione, infatti, hanno ricevuto meno supporto dagli Stati membri che i capitoli relativi a trasporti ed energia. La cifra mancante all’Agenda Digitale Europea è di 9,2 miliardi di euro sui 50 inizialmente previsti per uno dei settori fondamentali per la crescita. Sembrano traguardi sempre più lontani il portare le reti superveloci e di nuove generazione nelle case di almeno duecento milioni di cittadini Ue entro il 2020, l’aumentare l’economia europea di un punto percentuale e il creare 2,6 posti i lavoro per ognuno perso.

Le polemiche sull’utilizzo dei fondi comunitari e sulla mancata realizzazione di programmi finanziati è parte importante del dibattito sui tagli. Basti pensare che per il periodo 2007-2013 in Italia sono in corso d’attuazione ben 473.048 progetti per una spesa complessiva di 5,9 miliardi, ovvero il 9% dei 60 miliardi di fondi disponibili per il nostro paese. Una percentuale in linea con il trend degli altri periodi di finanziamento precedenti (1994-1999, 2000-2006). E le critiche sul tema non finiscono qui. Per i progetti la percentuale della partecipazione italiana nei finanziamenti europei, negoziata singolarmente sulla base di scelte di politica economica indipendenti, è del 60% del costo totale dell’opera. Troppo alta, secondo molti. Così come viene giudicato elevato il saldo negativo tra il contributo netto dell’Italia al bilancio della Ue e i fondi ricevuti. Nel 2009 il nostro paese ha staccato un assegno pari al 14,2% del bilancio Ue e ha ricevuto fondi pari al 7,92% della torta complessiva. Il saldo negativo di 5 miliardi di euro è di poco inferiore a quello di Germania e Francia. E l’andamento è in progressivo peggioramento.

Su Yahoo! Finanza: tutti i soldi europei che l'Italia buitta via

La speranza di un miglioramento della situazione, soprattutto per il Fondo sociale, è riposta nel 23 ottobre. Quel giorno la Commissione europea, guidata da Josè Manuel Barroso, presenterà la sua proposta di bilancio. “Dopo le reazioni durissime contro la riduzione dei fondi per il programma Erasmus nel 2012 – spiega il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella - la Commissione ha annunciato che presenterà un bilancio di rettifica con cui saranno integrate le disponibilità in modo da evitare danni agli studenti che rischiavano di perdere il contributo per le ultime mensilità dell'anno”. Un barlume di luce. Poi la patata bollente passerà nelle mani del Consiglio e del Parlamento europeo.

Ricerca

Le notizie del giorno