Fondi Lega, il Pg: "Usati per spese famiglia Bossi"

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Bocciata la richiesta di ricusazione dell'intero collegio della Cassazione da parte dell'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, imputato insieme all'ex leader della del partito Umberto Bossi nel processo per truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. I giudici della Suprema Corte sono ora riuniti in camera di consiglio. La sentenza è prevista in serata. 

I giudici della Corte d’Appello di Genova il 26 novembre scorso hanno condannato Umberto Bossi a 1 anno e 10 mesi di reclusione e Francesco Belsito a 3 anni e 9 mesi. Coinvolti anche tre ex revisori dei conti della Lega: in Appello Diego Sanavio e Antonio Turci sono stati condannati a otto mesi mentre Stefano Aldovisi a 4 mesi. Per loro i giudici hanno riformulato l'accusa da truffa a indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.  

Confermare le condanne all'ex leader della Lega Umberto Bossi e all'ex tesoriere Francesco Belsito e nuovo processo per i tre ex revisori dei conti Stefano Aldovisi, Antonio Turci e Diego Sanavio. E quanto chiede il sostituto procuratore generale della Cassazione, Marco Dall'Olio, nel corso dell’udienza che si svolge alla sezione feriale della Suprema Corte. Il caso è quello della presunta maxi truffa ai danni dello Stato, ovvero quello per cui sono scattati i sequestri per i 49 milioni di euro dopo la condanna a Genova di Bossi, Belsito e tre ex revisori dei conti della Lega Nord, Stefano Aldovisi, Antonio Turci e Diego Sanavio (per loro tre derubricato il reato di truffa in un reato minore) per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010. La prescrizione scatta tra 48 ore. 

La richiesta di conferma delle condanne da parte del sostituto procuratore generale della Cassazione Marco Dall’Olio, comporterebbe anche la confisca dei famosi 49 milioni di euro. 

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Marco Dall'Olio, non ha dubbi sulla mancata trasparenza e falsificazione riguardo alla rendicontazione delle spese, "finalizzata a ottenere i finanziamenti alla Lega". E proprio sul piano della trasparenza, secondo quanto previsto dalla legge, "che si viene a realizzare la condotta truffaldina", sottolinea. Nel corso della requisitoria all'udienza per il processo per truffa ai danni dello Stato in cui sono imputati l'ex leader della Lega Umberto Bossi e l'ex tesoriere Francesco Belsito, Dall'Olio si dice d'accordo sulle motivazioni della sentenza della Corte d'Appello di Genova e afferma, contro quanto ritiene la difesa, che "non è vero che rendiconti erano generici e non falsi. Ad esempio ci sono i rimborsi agli autisti mentre i soldi venivano utilizzati per pagare le spese della famiglia Bossi".  

"C'è poi un accredito riferibile all'acquisto della laurea per Renzo Bossi", dice Dall'Olio ricordando una cartellina con la scritta 'family'. Secondo il sostituto pg della Cassazione, a giudizio del quale è stato messo in piedi "un sistema artatamente sofisticato", la truffa "si configura simulando una trasparenza senza la quale le somme non si sarebbero potute ottenere. Le falsificazioni non erano finalizzate a occultare al partito le condotte appropriative ma a ottenere il finanziamento".