Fondi Lega, la sentenza della Cassazione: prescritti Bossi e Belsito

Fondi Lega la sentenza della Cassazione

La sentenza della Corte di Cassazione sul caso dei fondi della Lega ha prescritto il reato di truffa a carico del fondatore del partito, Umberto Bossi, e di Francesco Belsito. L’ex tesoriere resta però imputato per appropriazione indebita e il suo caso sarà esaminato in Appello per la rideterminazione della pena. La Corte ha inoltre confermato la confisca dei 49 milioni di rimborsi elettorali, annullando, invece, le confische personali.

Fondi Lega, la sentenza della Cassazione

Nella sentenza, la Cassazione ha inoltre confermato le condanne per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato per i revisori Diego Sanavio e Antonio Tuci. Il terzo revisore, Stefano Aldovisi, è stato assolto. Nel corso dell’udienza, Belsito ha fatto richiesta di ricusazione del collegio dei giudici della sezione feriale incaricato di pronunciare la sentenza. In precedenza, il suo legale aveva già presentato un’istanza di “rinvio per integrazione documentale”, denunciando la mancanza di un fascicolo relativo al processo di primo grado e del materiale “sui conti correnti del partito Lega”. Ma le richieste sono state respinte dai giudici.

Il pg della Cassazione, Marco Dall’Olio, aveva invece fatto richiesta di conferma delle condanne di Bossi e Belsito, rispettivamente a un anno e dieci mesi e tre anni e nove mesi. “Non è vero che i rendiconti erano solo generici, erano anche falsi“, ha spiegato il procuratore. “Si diceva ‘rimborso autisti’. Ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi, e non è un aspetto secondario. È sotto questo profilo che si configura il reato di truffa”.

Il filone di Milano

È attesa per l’11 settembre la sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso della procura generale di Milano. I magistrati hanno fatto richiesta di estendere la querela presentata da Matteo Salvini contro Belsito anche a Umberto e Renzo Bossi.