Fondi Lega, l'Espresso: "Salvini battuto in tribunale"

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"Matteo Salvini è stato sconfitto dall'Espresso e sbugiardato dai giudici sullo scandalo dei 49 milioni confiscati alla Lega ma in gran parte spariti". Si legge in una nota de L'Espresso. "Tutti i magistrati competenti hanno infatti dichiarato completamente infondate le querele per diffamazione proposte (e pubblicizzate) dal leader leghista, quando era ancora ministro dell'Interno, dal suo vice, Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario alla presidenza del consiglio, e dal tesoriere del partito, l'onorevole Giulio Centemero".  

"La sentenza dei giudici spiega che il lavoro dei giornalisti dell'Espresso rappresenta 'indiscutibilmente' un esempio di 'giornalismo d'inchiesta', che secondo la Cassazione va considerato 'l'espressione più alta e nobile dell'attività d'informazione'. Le motivazioni del verdetto, depositate oggi, precisano che 'con il giornalismo d'inchiesta l'acquisizione delle notizie avviene autonomamente, direttamente e attivamente da parte dei professionisti e non mediata da fonti esterne mediante la ricezione passiva di informazioni'".  

"I giornalisti dell'Espresso vanno quindi assolti con formula piena perché hanno pubblicato solo informazioni 'verificate' e 'documentate', di 'indubbio interesse pubblico' ed esposte 'con correttezza', con tutti i crismi del diritto-dovere di cronaca". 

"La sentenza di assoluzione dell'Espresso -si legge nella nota del settimanale- è importante per tutta la stampa italiana, perché riconferma i principi sanciti dalla Cassazione sul giornalismo d'inchiesta: i cronisti che fanno questo tipo di lavoro non possono essere obbligati a pubblicare solo notizie 'certe e incontrovertibil'", cioè ad aspettare che siano convalidate da definitive sentenze giudiziarie dopo tre gradi di giudizio, ma possono anche evidenziare interrogativi, fatti sospetti, dubbi, purché fondati e comprovati da documenti e testimonianze attendibili".  

"Gli articoli al centro del caso giudiziario sono stati pubblicati dall'Espresso tra il 3 giugno e il 15 luglio 2018: da allora nessuno ha mai potuto smentire la verità storica di tutti i fatti scoperti con le nostre inchieste giornalistiche".