L'inchiesta sui 49 milioni della Lega coinvolge un uomo vicino a Maroni

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Dalla truffa aggravata al riciclaggio. Gira intorno a una parte dei 49 milioni della Lega l’inchiesta della procura di Genova che ha portato ad alcune perquisizioni tra Milano, Lecco e Monza. Le indagini sono partite quasi due anni fa, ma solo oggi è stata iscritta la prima persona nel registro degli indagati: è Bruno Stefano Galli, assessore all’Autonomia e alla Cultura della Lombardia, già capogruppo della lista Maroni Presidente quando l’ex titolare del Viminale era governatore della regione. E vertice dell’associazione Maroni Presidente. Ed è proprio a causa di quest’ultimo ruolo che è indagato dai pm genovesi. 

Secondo l’accusa, infatti, tramite Galli,  450mila euro - una parte dei 49 milioni che la Lega avrebbe ottenuto ai danni del Parlamento tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e bilanci - sarebbero transitati da Banca Aletti all’ Associazione Maroni presidente’. Da questa, poi, sarebbero stati girati su alcuni conti riconducibili alla Lega. Formalmente quei soldi sarebbero stati utilizzati per l’acquisto di materiali utili alla campagna elettorale della Lega. Nella pratica, non sarebbero mai stati spesi. E, mediate l’ente guidato da Galli, sarebbero arrivati a soggetti in qualche modo riconducibili al Carroccio.

All’assessore all’Autonomia e alla Cultura è stato notificato un avviso di garanzia “per aver compiuto - è il testo della nota della procura di Genova - operazioni su una parte delle somme di denaro provento dei reati ex art. 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) commessi da Umberto Bossi e Francesco Belsito attraverso l’associazione ‘Maroni presidente’”. I reati in questione, lo ricordiamo, sono caduti in prescrizione, ma la confisca dei 49 milioni è stata confermata dalla Cassazione. E dovranno essere restituiti allo Stato a rate. 

Al di là della truffa, ai pm interessa ora capire a cosa sono stati destinati quei soldi illecitamente ottenuti. E l’indagine...

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