Kurz in bilico. Il cancelliere travolto dallo "scandalo sondaggi"

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Il suo partito fa buon viso a cattivo gioco, gli alleati di governo cominciano a dubitare di lui e la piazza si unisce all'opposizione nel chiedere le sue dimissioni. Il presunto ricorso a fondi pubblici per finanziare e far pubblicare sondaggi manipolati rischia di far saltare la poltrona del Cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Il Partito Popolare è con Kurz: "Senza di lui lasciamo il governo"

Dal presidente Van der Bellen sfileranno in giornata tutte le forze politiche: colloqui per sondare la governabilità del Paese, che arrivano all'indomani di una riunione d'emergenza del Partito Popolare del Cancelliere. In uno scarno comunicato in tarda serata, la linea ufficializzata dall'ÖVP: "Siamo con lui. Senza Kurz, lasciamo il governo".

E se non stupisce che l'opposizione socialdemocratica alzi la voce e parli ormai di "manifesta impossibilità a governare di Kurz", ad allarmare il Cancelliere è il fatto che a rimettere in discussione la sua capacità a governare siano ora anche gli alleati Verdi, che tengono in piedi l'esecutivo. Di rischio instabilità parla lo stesso Kurz, che invita alla calma le forze politiche e invoca la presunzione d'innocenza, come pietra angolare della Costituzione.

Fondi pubblici per pagare sondaggi favorevoli. Kurz respinge le accuse

"Niente fondi pubblici, per pagare sondaggi favorevoli al mio partito", la difesa a più riprese già ribadita dal cancelliere conservatore, che così nega le accuse di concussione e appropriazione indebita che gli sono state mosse dalla Procura anticorruzione di Vienna. "Sono accuse costruite ad arte seguendo uno schema già utilizzato in passato - ha detto il cancelliere conservatore all'emittente pubblica ORF -: degli SMS frammentari, estrapolati e inseriti in un altro contesto, per alimentare una ricostruzione penalmente rilevante. Sono fiducioso nel fatto che queste accuse presto si riveleranno false".

I pm: "Ha pagato un tabloid per pubblicare sondaggi di parte"

Al centro dell'inchiesta una serie di scambi di SMS tra i collaboratori di Kurz, che hanno di recente indotto gli investigatori a condurre perquisizioni anche in due ministeri. Le accuse risalgono agli anni tra il 2016 e il 2018 quando Kurz, ancora ministro degli esteri, si stava adoperando per assumere la guida del Partito Popolare. I pm lo sospettano di aver pagato un tabloid per pubblicare una serie di articoli e di sondaggi, favorevoli alla formazione conservatrice.

La Procura anticorruzione di Vienna sostiene che i sondaggi in questione - realizzati su commissione, nell'interesse del partito di Kurz -, siano stati pubblicati e utilizzati dal tabloid "Österreich", in cambio di pagamenti effettuati al suo editore, nell'ambito di un più ampio accordo di collaborazione pubblicitaria. In un comunicato, il quotidiano ha smentito ogni illecito e parlato di "malinteso".

Kurz e l'anticorruzione: non è la prima volta. L'opposizione chiede le sue dimissioni

L'opposizione di socialdemocratici, ultranazionalisti e liberali ha chiesto le dimissioni di Kurz e sollecitato una sessione straordinaria del parlamento austriaco. L'anticorruzione austriaca aveva in passato accusato Kurz di falsa testimonianza, nell'ambito dell'inchiesta sul "caso Ibiza", uno scandalo di corruzione che nel maggio 2019 aveva travolto la coalizione che lui stesso guidava allora con il partito ultranazionalista FPÖ.

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