Fontana (Inaf): possibile mitigare impatto satelliti su astronomia

Lcp
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Roma, 5 nov. (askanews) - La costellazione di minisatelliti Starlink per l'internet globale a ottobre ha raggiunto quasi quota 900. Il progetto di Elon Musk prevede di arrivare a 12mila satelliti in orbita bassa, a un'altezza di 550 km, per garantire un servizio di connettività a banda larga in grado di coprire ogni angolo del pianeta. Un progetto che rischia di avere un impatto notevole sulle osservazioni astronomiche, sia quelle con i telescopi ottici a grande campo che quelle radioastronomiche, come ha evidenziato mesi fa anche l'Unione astronomica internazionale (IAU), che raccoglie oltre 13mila astronome e astronomi professionisti da 107 paesi nel mondo, e come ha ribadito di recente la SKA Organization che guida il progetto internazionale Square Kilometre Array (SKA) per la costruzione del più grande osservatorio nelle onde radio con radiotelescopi situati in Australia e Sudafrica. Un'impresa senza precedenti in cui l'Italia è fortemente coinvolta fin dagli inizi con l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF). La SKAO ha condotto un'analisi preliminare del potenziale impatto delle mega-costellazioni satellitari solo sul radiotelescopio SKA-Mid di prossima installazione in Sudafrica, che consisterà di 197 parabole (tralasciando per il momento gli effetti sul radiotelescopio di SKAO in Australia occidentale, basato su una diversa tipologia di antenne e che opererà a frequenze più basse, 50 MHz-350 MHz), identificando anche i possibili interventi per mitigarlo, assicurando il proprio impegno nel mantenere aperto il dialogo con l'industria per cercare di trovare soluzioni di compromesso. Su questo askanews ha interpellato il prof. Adriano Fontana, astronomo dell'INAF - Osservatorio Astronomico di Roma, che coordina il comitato dell'Istituto Nazionale di Astrofisica che si occupa proprio di studiare l'impatto delle costellazioni satellitari sulle ricerche astronomiche. "Le costellazioni di mini-satelliti possono rappresentare un problema sia per i telescopi ottici, che vedono la luce visibile, sia per i radiotelescopi come SKA, che sarà il miglior radiotelescopio del mondo. Nel caso di telescopi ottici i satelliti, che sono di metallo, semplicemente riflettono la luce del sole e quindi possono essere molto luminosi, tanto da poter essere visibili al tramonto anche a occhio nudo. Di notte, mancando l'illuminazione solare, non si vedono più e il loro effetto sulle osservazioni astronomiche è mitigato. Diverso è il discorso per la radioastronomia - spiega Fontana - perché questi satelliti trasmettono onde radio per portare internet ovunque, quindi per un radiotelescopio sono visibili anche in piena notte e sono abbastanza luminosi da accecarlo completamente. Oggi in orbita ci sono circa 900 satelliti di Starlink, ma i piani sono molto più ambiziosi: in prospettiva ce ne saranno decine di migliaia perché oltre all'azienda di Elon Musk ci sono altre compagnie anche non statunitensi interessate". (segue)