Fonti della Casa Bianca spiegano che quello sarebbe un primo passo della “dottrina difensiva”

Il presidente Usa Joe Biden
Il presidente Usa Joe Biden

Una “escalation nucleare”, ecco cosa  vede l’amministrazione di Joe Biden nei referendum pro Putin promossi a sorpresa e con rapidità estrema prima da due, poi da quattro “repubbliche” ucraine controllate dai filorussi. Il Corriere della sera dà menzione di una interpretazione della Casa Bianca per cui la mossa del Cremlino sarebbe il primo passo di quella “dottrina difensiva”. Si tratta di un protocollo operativo che “comporterebbe anche l’uso delle armi nucleari in caso, estremo, di avvertita minaccia al territorio nazionale”.

Referendum pro Putin ed “ecalation nucleare”

Insomma, il sunto è che se grossi pezzi di Ucraina diventato in punto di “diritto” pezzi di Russia allora Mosca potrà scatenare l’inferno contro chi li minacciasse. Si parla “di ordigni tattici, con un raggio di azione di 1,5-2 chilometri, ma dall’impatto comunque devastante”. E le reazioni? Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha parlato di “referendum fittizi che non hanno legittimità e non cambiano la natura della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”. Quindi le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, oltre che delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, non possono permettersi “sgroppare referendarie”.

Le parole di Stoltenberg e Sholz

E ancora: “Questa è un’ulteriore escalation nella guerra di Putin. La comunità internazionale deve condannare questa palese violazione del diritto internazionale e rafforzare il sostegno all’Ucraina”. Gli aveva fatto eco il cancelliere tedesco Olaf Scholz: “La Russia deve ritirare le sue truppe. L’Ucraina ha il diritto di difendere l’integrità e la sovranità del Paese. È chiaro che questa pantomima di referendum non può essere riconosciuta”.