Foodora, il ceo Gianluca Cocco: "Con il decreto Di Maio costretti a lasciare l'Italia". Il ministro: No ai ricatti"

Corriere della sera

"Con il decreto Di Maio Foodora sarebbe costretta a lasciare l'Italia". Parola di Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, uno dei principali operatori di food delivery, in un'intervista al Corriere della sera.

Se fossero vere le anticipazioni del decreto dignità che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di rider incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l'Italia. Quella che filtra è una demonizzazione della tecnologia che ha dell'incredibile, quasi medievale e in contraddizione con lo spirito modernista del Movimento 5 Stelle.

Cocco spiega:

Il decreto ingessa la flessibilità, parte dal riconoscimento dell'attività dei rider come lavoro subordinato. Così gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso. Secondo una ricerca condotta in collaborazione con l'Inps solo il 10% dei rider lo considera un lavoro stabile. Il 50% sono studenti, il 25% lo esercita come secondo lavoro e un altro 10% lo considera un'attività di transizione. La durata media è 4 mesi, non di più.

Sulla disponibilità ad abolire il cottimo, il ceo spiega:

Non abbiamo problemi a sostituire il pagamento a consegna, con altre forme come il minimo garantito, la paga oraria oppure sistemi misti con base oraria più parte variabile.

Di Maio: "No ai ricatti". In giornata è poi arrivata arrivata la risposta del ministro Di Maio attraverso Facebook: "Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare" queste attività - scrive -. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato".

"Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali - aggiunge il ministro -. Ma sia chiaro....

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