Formigoni, concessi i domiciliari: “Farà volontariato dalle suore”

Roberto Formigoni

Concessi i domiciliari a Roberto Formigoni. L’ex presidente della Regione Lombardia è stato condannato per corruzione a 5 anni e 10 mesi, nell’ambito del caso Maugeri-San Raffaele. Il 72enne era rinchiuso nel carcere di Bollate dal 22 febbraio 2019, dopo la sentenza definitiva da parte della Cassazione.

La richiesta di scarcerazione

Il 18 luglio 2019 Roberto Formigoni si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano per chiedere, attraverso i suoi legali, di poter scontare la pena ai domiciliari. Come riporta il corriere.it, il sostituto procuratore generale avrebbe espresso subito parere favorevole in quanto l’ex governatore lombardo è un ultrasettantenne.

La decisione del collegio è arrivata lunedì 22 luglio, che ha accettato di concedere gli arresti domiciliari. Gli avvocati di Formigoni, Luigi Stortoni e Mario Brusa, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza avevano inoltre sottolineato come contro il loro assistito fosse fino a quel momento stata applicata in maniera retroattiva la legge “Spazza Corrotti”, che appunto impone una stretta sulle misure alternative al carcere per i condannati per corruzione.

“Collaborazione impossibile”

In base ad alcuni media, però, i giudici hanno stabilito che Roberto Formigoni possa essere scarcerato in base alla cosiddetta “collaborazione impossibile”, in quanto non più in grado di fornire elementi utili alla giustizia riguardo la vicenda Maugeri-San Raffaele.

Sempre in base al Corriere della Sera, l’ex governatore vivrà “in un’abitazione di Milano” e si è reso disponibile “a fare volontariato in un convento di suore per il resto della pena, che scadrà a metà 2023, benefici compresi”.