Fortezza e paradiso: Kiluanji Kia Henda racconta la Sardegna

Lme

Nuoro, 30 gen. (askanews) - Una storia che parla di barriere e di bellezza, di violenza e di inafferrabilità; una storia dura, apparentemente lontana nel tempo e nello spazio, in realtà molto vicina. Il MAN, Museo d'Arte Provincia di Nuoro, dedica la prima personale in Europa all'artista angolano-portoghese Kiluanji Kia Henda, "Something Happened on the Way to Haeven", un percorso figlio di una residenza in Sardegna nella quale Kiluanji ha lavorato sul tema del Mediterraneo, mare oggi al centro di un conflitto aperto, seppure mai dichiarato ufficialmente, tra il Nord e il Sud del mondo.

Luigi Fassi, direttore del MAN e curatore dell'esposizione, ci ha parlato della genesi del progetto e dell'esito finale. "Ne è nata - ha detto ad askanews - una riflessione sull'eredità mediterranea della Sardegna, a partire da quella che è stata la Guerra Fredda, a partire dall'esplorazione di una Sardegna più nascosta, che, come dice il titolo della mostra, ha interrotto il proprio percorso verso il paradiso, perché se associamo la Sardegna a un'immagine dio bellezza e natura lussurreggiante, è anche vero che l'isola nasconde quello che è stato il suo essere un epicentro militare nel Mediterraneo e quindi di essere stata tormentata dalla presenza di servitù militari, che ancora oggi proseguono".

La Sardegna come luogo ambivalente, quindi, confine sensibile dell'Europa, avamposto in un Mediterraneo che diventa sempre più una trappola per molti, oltre che luogo che, come la Luanda in cui Kiluanji è cresciuto e dove ha iniziato a lavorare documentando fotograficamente gli effetti della Guerra Fredda, è un campo di battaglia, seppure di straordinaria bellezza. E alle immagini dell'isola ha voluto sovrapporre le strutture dei molti tipi di recinzioni che oggi si trovano ai margini di un Continente che si sente assediato e tende a rinchiudersi in se stesso.

"Kiluanji - ha aggiunto il direttore - ha presentato una serie di immagini che raggelano la bellezza del paesaggio della Sardegna utilizzando il bianco e nero, e che mostrano un paesaggio inaccessibile, come una fortezza d'Europa che esclude se stessa dal mondo mediterraneo e in qualche mio tradisce la propria storia".

Il paradiso del titolo è solo un miraggio, bloccato da una serie di barriere che innescano sensazioni parossistiche, ma qualcuno, per esempio i fenicotteri, grazie alle abitudini migratorie irregolari e imprevedibili, sembra riuscire comunque ad aggirarle. E qui, forse, negli eleganti volatili, troviamo un altro dei temi politici forti del lavoro di Kiluanji. A cui al MAN si affianca, ancora per qualche settimana, una seconda mostra, dedicata alla riscoperta degli artisti locali.

"Coinvolgiamo come storia identitaria del MAN artisti sardi, contemporanei e riscoperti, come Anna Marongiu - ha concluso Luigi Fassi - artista cagliaritana degli anni 20 e 30, la cui opera preziosissima era stata dimenticata anche in regione ed è oggi per lo più conservata nei musei inglesi".

La visita al MAN si chiude, e resta addosso la sensazione di una terra in molti casi violata, dalla presenza militare e dai suoi strascichi, come l'incidenza di malattie e malformazioni che hanno portato Kiluanji Kia Henda a ripensare, con un atto che qui ha molta forza, la bandiera sarda nei colori degli allarmi radioattivi e con una pecora bicefala, realmente nata in una zona a forte presenza militare, al posto dei tradizionali quattro mori. Anche questo è fare arte contemporanea in Sardegna oggi.