Forza Italia, lo sfogo di Gelmini

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Se Forza Italia torna a fare Forza Italia e la smette di andare a traino degli alleati, ha uno spazio enorme a disposizione... Mariastella Gelmini prende la parola all'assemblea dei deputati azzurri chiamata ad eleggere il successore di Roberto Occhiuto. Il ministro degli Affari regionali, raccontano fonti azzurre apprende l'Adnkronos, avrebbe lanciato un vero e proprio monito al partito, spiegando di non riconoscersi più nelle ultime scelte fatte da Forza Italia, con il leader, Silvio Berlusconi, costretto a stare lontano dalla politica causa Covid.

Negli ultimi due anni in cui il presidente Berlusconi non ha potuto essere presente, avrebbe avvertito Gelmini, le scelte nel partito sono state fatte sulla base di considerazioni di alcuni e non di tutti. E' mancata quell'istruttoria ampia e quella condivisione a cui eravamo stati abituati, sarebbe stato lo sfogo della Gelmini.

Nessuno strappo. Lo sfogo non dovrebbe portare alla rottura. Il ministro degli Affari regionali, che stasera ha incontrato a palazzo Vidoni Mara Carfagna e Renato Brunetta e altri parlamentari, assicurano fonti azzurre, non ha alcuna intenzione di lasciare Forza Italia ma sarebbe determinata a fare fino in fondo la sua battaglia per il cambiamento, solo ed esclusivamente dentro il partito.

Gelmini, racconta chi ha avuto modo di sentirla in queste ore, non demorde, convinta che quando sarà chiusa la partita del Colle e scatterà una sorta di tana libera tutti, Silvio Berlusconi si convincerà della gestione sbagliata del partito e si renderà conto della necessità di cambiare rotta. L'insofferenza dell'ala governativa, 'esplosa' oggi nell'auletta dei gruppi dopo la blindatura della candidatura di Paolo Barelli, diventato nuovo capogruppo alla Camera per acclamazione dopo la 'designazione' da parte del Cav e una volta sfumato il voto segreto, arriva da lontano. Raccontano che più di settimana fa, esattamente martedì scorso, ad Arcore ci sia stata una cena, dove Gelmini, Carfagna e Sestino Giacomoni (il candidato per il 'dopo Occhiuto' sostenuto dai 'governativi' e poi ritiratosi oggi) avrebbero provato a convincere Berlusconi della necessità di una votazione democratica con scrutinio segreto rispetto alla scelta di Barelli senza un reale confronto interno.

A Villa San Martino, riferiscono alcuni partecipanti, c'erano anche Antonio Tajani e Licia Ronzulli e in quell'occasione ci sarebbe stato un confronto molto franco. Da allora le tensioni sarebbero rimaste, anzi cresciute con l'avvicinarsi del giorno dell'elezione, fino allo 'sfogatoio' di oggi nell'Auletta dei gruppi, finito con il j'accuse della Gelmini e il 'ritiro' di Giacomoni per la mancanza di un terzo dei componenti del gruppo previsto dallo statuto: Pietro Pittalis ha ritirato la sua firma dal documento scritto sottoscritto da 26 azzurri, facendo venire meno i 'numeri' per votare.

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