Foto di gruppo anti-cinese

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G20 state leaders pose during a family photo session at the start of the G20 summit in Rome, Italy, October 30, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: YARA NARDI via REUTERS)
G20 state leaders pose during a family photo session at the start of the G20 summit in Rome, Italy, October 30, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: YARA NARDI via REUTERS)

Xi Jinping non è venuto eppure o forse proprio per questo c’è una parola al centro del G20: Cina. È difficile pensare a un tema di discussione o a un incontro di cui la Cina non sia nel fuoco. Pure la visita di Joe Biden a Francesco raccontata, com’era giusto che fosse, per la concessione eucaristica al presidente degli Stati Uniti, così strategica nei complicati rapporti fra democratici e cattolici americani, era stata annunciata anche come il tentativo del presidente di indurre più rigore nell’atteggiamento del Vaticano verso Pechino. Che se ne sia parlato è probabile, che dopo non se ne sia saputo nulla non deve sorprendere, magari nelle prossime ore qualche indiscrezione uscirà, ma di certo la tre giorni di Biden a Roma ha lo scopo di ricompattare il fronte occidentale nella contesa globale all’espansionismo cinese.

Anche il bilaterale della pacificazione con Emmanuel Macron ha la Cina per presupposto: la fornitura americana di sottomarini con tecnologia bellica all’Australia - che ha scavalcato quella pattuita dai francesi, e a Parigi ancora gli girano, bartalianamente – rientra nel patto Aukus fra Washington, Londra e Canberra, e ha per evidente obiettivo la difesa di Taiwan – una democrazia, non scordiamolo mai – dai desideri di riconquista della Cina. Biden non poteva trascurare l’arrabbiatura di Macron, perché la Francia conserva ambizioni nell’area del Pacifico e poggiano su quasi due milioni di francesi che vivono lì e lì fanno affari: averli dalla propria parte anziché contro non è un dettaglio.

E non è che sfugga alla regola la questione delle questioni: il cambiamento climatico. La Cina vuole avviare la transizione energetica nel 2030, data nella quale l’Occidente conta di raggiungere i primi obiettivi per centrare la neutralità climatica nel 2050, spostata invece da Xi Jinping al 2060. Le conseguenze, in fatto di competitività economica sarebbero asimmetriche e dunque enormi. L’India è più sulle posizioni cinesi, su un assunto che possiamo riassumere così: ma come, voi occidentali avete inquinato il mondo per un secolo e mezzo e, adesso che noi stiamo recuperando in industrializzazione e ricchezza, ci volete bloccare per rimediare ai vostri errori? Ma su tutto il resto la democrazia indiana è avversaria della dittatura cinese, partecipa alla Nato, è fra i fondatori del Quad, l’alleanza commerciale alternativa alla Via della Seta che la congiunge a Stati Uniti, Giappone e Australia. Il lungo vertice di ieri fra Mario Draghi e il primo ministro indiano, Narendra Modi, noi di Huffpost lo abbiamo titolato così: “Prove per conquistare l’India all’Occidente”. Avremmo potuto aggiungere: definitivamente. E per riuscirci, serve un’India aiutata a isolare la Cina anche su questa linea di belligeranza.

Potremmo andare avanti per un bel po’, potete farvene un’idea leggendo della vasta partecipazione al G20 di dissidenti cinesi sui temi dei diritti umani, molto poco apprezzata a Pechino, ma è già sufficientemente chiaro che questo è un G20 speciale, ha poco a che vedere coi precedenti, il cui rilievo era soprattutto misurabile dalla portata delle proteste di piazza ai concetti di economia globalizzata. È tutto diverso, è il primo G20 post pandemico (pandemia partita dalla Cina, a proposito), nel quale il mondo prova a riassestarsi, e lo fa mostrando la scenografia della nuova spaccatura, Stati Uniti contro Cina, e dei nuovi assetti: l’Europa deve decidere se rinunciare al suo ormai tradizionale equilibrismo neutralista, col quale è rimasta ai margini sia di Aukus sia del Quad, e cioè nella periferia del pianeta. Quanto agli argomenti in agenda, clima, tasse per le big tech, vaccini, vedremo più chiaro già stasera. Ma intanto sembra proprio che i grandi si stiano mettendo in posa per una foto di gruppo anticinese.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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