Negozi Dolce&Gabbana chiusi 3 giorni a Milano per protesta contro Comune

MILANO (Reuters) - Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno deciso di chiudere per tre giorni, a partire da oggi, i loro nove negozi di Milano in segno di "sdegno", in seguito alla polemica col Comune meneghino innescata da una dichiarazione dell'assessore al Commercio Franco D'Alfonso, che ha detto che la città non potrebbe concedere spazi comunali ai due stilisti in quanto "evasori fiscali". Il mese scorso, i due designer sono stati condannati in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per omessa dichiarazioni dei redditi, con la sospensione condizionale della pena.

Dolce e Gabbana, che negano ogni addebito e hanno annunciato appello, sono accusati di aver venduto i marchi D&G e Dolce&Gabbana alla società Gado, appositamente creata nel 2004 in Lussemburgo, per non pagare le tasse in Italia. "Non siamo più disposti a subire ingiustamente le accuse della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate, gli attacchi dei pubblici ministeri e la gogna mediatica a cui siamo sottoposti ormai da anni", spiegano i due stilisti in una nota. "Da ultimo, indignati per come siamo stati trattati dal Comune di Milano, abbiamo deciso di chiudere i negozi della città per i prossimi tre giorni a partire da oggi", aggiungono, ricordando di essere tra i principali contribuenti della città, oltre a impiegare più di 250 persone. "Nonostante la nostra passione e il senso di responsabilità ci spingano a continuare a lavorare con la dedizione e la volontà di sempre, dichiariamo di esserci stancati delle continue diffamazioni e ingiurie che stanno togliendo serenità al nostro lavoro e ci stanno distogliendo dal nostro vero compito di stilisti", continua la nota. "La chiusura dei negozi di Milano è un segnale del nostro sdegno", concludono gli stilisti. Già da stamattina, sulle vetrine dei negozi sono apparsi cartelli con la scritta "Chiuso per indignazione e la copia di un articolo di giornale dal titolo "Il Comune chiude le porte a D&G".

Dopo le dichiarazioni dell'assessore e un "fate schifo" tweettato in risposta da Gabbana, a tentare di gettare acqua sul fuoco è stato ieri anche il sindaco Giuliano Pisapia, che ha definito la battuta di D'Alfonso "improvvida", ma allo stesso tempo ha detto di ritenere inaccettabile che "si possa rispondere a una frase infelice offendendo la città". "Milano è la capitale della moda, un settore che sosteniamo con piena convinzione e massimo impegno e vuole essere sempre più anche la capitale dei diritti", ha spiegato in una nota Pisapia, ricordando che D'Alfonso si è espresso a titolo personale e aggiungendo di ritenere il principio della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva un principio fondante della democrazia. "Spero, quindi, che questo spiacevole episodio possa chiudersi al più presto e senza alcuno strascico". Oggi l'assessore alla Moda Cristina Tajani ha detto che "le polemiche di queste ore non devono offuscare il positivo lavoro che l'amministrazione sta portando avanti per sostenere il sistema moda e anche l'immagine della città".

(Ilaria Polleschi) Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia