Fotografia: addio a Irina Ionesco, con le sue foto rubò l'infanzia alla sua bambina

(Adnkronos) - La fotografa francese Irina Ionesco, nota per i suoi ritratti femminili in bianconero di grande fascino in atmosfere sospese tra surrealismo e decadentismo, al tempo controversa per i suoi scandalosi scatti ipersessualizzati della sua bambina molto piccola, è morta all'alba di lunedì 25 luglio all'età di 91 anni all'ospedale Rothschild di Parigi.

Celebrata negli anni '70 per la sua estetica essenziale, con i suoi scatti pubblicati ovunque sulla stampa, da "Photo" a "Playboy" a "Vogue", eletta Fotografa dell'Anno per "Photography Year BooK" nel 1977, Irina Ionesco agli inizi degli anni '80 finisce al centro di ripetuti attacchi per le foto di nudo scattate alla figlia Eva fin dall'età di cinque-sei anni. Nel 2012 l'attrice, regista e modella Eva Ionesco ingaggiò una causa in tribunale contro la madre per le foto di nudo che le aveva scattato fino a 12 anni ("mi ha rovinato l'infanzia", accusò): il processo terminò con il ritiro delle immagini pubblicate in diversi libri e un risarcimento di 10.000 euro.

L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla stessa Eva Ionesco, 57 anni, al quotidiano francese "Libération" con una dichiarazione: "Vorrei che ricordassimo che anche mia madre era una grande fotografa, che ha sempre lavorato in modo inventivo e artigianale, che ha fotografato principalmente modelle, donne che ha incontrato per strada e che non erano modelle. Spesso queste donne non si piacevano, si sentivano male con se stesse ed erano felici di essere guardate e trasfigurate da mia madre".

Nata a Parigi da genitori romeni il 3 settembre 1930, dopo gli studi compiuti in Romania, Irina Ionesco tornò nella capitale francese, dove viveva stabilmente dal 1946. Giovanissima, studiò come ballerina e si esibì con diverse compagnie fino al 1958, quando si ammalò e fu costretta ad abbandonare le scene. Incominciò a dipingere e come unico tema rappresentò stanze vuote. Si legò sentimentalmente all'artista del gruppo Cobra Guillaume Corneille (Cornelis Van Beverloo), che le regalò nel Natale del 1964 un apparecchio fotografico Nikon. Da allora decise di ritrarre le donne che incontrava e la figlia, la piccola Eva.

Lo stile teatrale, ridondante e barocco di Irene Ionesco, unito alla sua interpretazione totalmente antistorica della donna, di cui in piena era femminista esaltava la strapotente malia seduttiva, fecero di lei una vera iniziatrice, a cui diversi grandi della fotografia, a cominciare da Joel Peter Witkin, devono molto. I suoi ritratti in bianconero risentivano delle sue matrici culturali: il surrealismo dell'amico André Breton, la pittura simbolista, i simboli del decadentismo, la teatralità di una falsa lussuria.

Pur rimanendo legata al mondo artistico, ha lavorato nel campo della moda pubblicando, a partire dal 1978, sulla rivista "Mode International".

(di Paolo Martini)

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