Fotoreporter immortala il momento della propria morte

Una palla di fuoco incandescente avvolge tutto ciò che vi è attorno. Hilda Clayton continua a scattare, non può fermarsi, tutto succede troppo in fretta.

Hilda Clayton viveva per la fotografia. E per la divisa che indossava. Perché Hilda Clayton era un soldato, ma anche una fotoreporter. E la sua giovane vita – aveva solo 22 anni – ruotava attorno alle sue due passioni. Faceva, infatti, la fotoreporter di guerra e il suo lavoro era quello di raccontare la vita quotidiana dei soldati americani impegnati in giro per il mondo.

Nel 2013 Hilda Clayton era in Afghanistan assieme alla 55a compagnia dell’Esercito americano. Il 2 luglio un’operazione congiunta con l’esercito afghano prevede un’esercitazione. A terra c’è un mortaio, attorno un gruppo di soldati americani e afghani, la fotoreporter e il suo assistente. Hilda scatta diverse foto, mentre i soldati lavorano attorno all’arma.

A un certo punto, però, qualcosa va storto. Un’esplosione inaspettata travolge i soldati che stanno armeggiando con il mortaio. Una palla di fuoco incandescente avvolge tutto ciò che vi è attorno. I soldati vengono proiettati in aria come manichini. Hilda continua a scattare, non può fermarsi, tutto succede troppo in fretta. Si tratta di pochi istanti, sufficienti a uccidere sei persone.

A morire, infatti, sono quattro soldati che stavano lavorando sul mortaio, l’assistente della fotoreporter e la stessa Hilda Clayton. Che prima di venir travolta dalla palla di fuoco fa in tempo a immortalare la propria morte.

Come detto, la tragedia risale al 2 luglio 2013 ma l’Esercito ha pubblicato la foto appena oggi, a quattro anni di distanza, sulla sua rivista Military Review, assieme alla stessa scena fotografata dall’anonimo assistente. Dopo quattro anni la famiglia di Hilda ha deciso di dare il permesso di pubblicare quegli scatti che testimoniano gli ultimi istanti di vita della loro figlia e dei suoi commilitoni.

“Clayton ha aiutato a documentare le attività di collaborazione tra esercito e forze afghane, mostrando però il rischio che si corre in questo sforzo” si legge sulla rivista. E la sua compagnia, di base a Fort Meade in Maryland, le ha intitolato il Best Combat Camera Competition, un premio di fotografia per fotoreporter di guerra.

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