Fp Cgil: oltre 1 milione di bambini fuori da asili nido -4-

Red/Cro/Bla

Roma, 31 ago. (askanews) - Gli addetti ai servizi socio educativi sono in prevalenza donne, 181.170 lavoratrici a fronte di circa 2 mila lavoratori. Tra le donne il 68% su piano nazionale ha più di 40 anni. Una ricerca della Fondazione di Vittorio, Inca e Fp Cgil ha voluto monitorare lo stato di salute di questa vasta platea di donne e la situazione é tutt'altro che rassicurante nell'intero settore zero-sei. Lavoratrici che, rileva il report, svolgono una professione che le gratifica molto ma che le porta a passare diverse ore con i bambini in braccio o a inginocchiarsi a terra, che devono costantemente relazionarsi con le figure genitoriali, a volte con il rischio di sfociare in un conflitto. Almeno il 50% delle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l'infanzia riscontra la presenza di problemi fisici alla schiena e ha vissuto aggressioni verbali ai loro danni nella relazione con i genitori dei bambini. Sul punto, commenta il sindacato, 'negli ultimi anni, il blocco del turn over e l'assenza di investimenti ha prodotto un netto peggioramento delle condizioni di lavoro: è necessario investire sul personale interessato a partire dal rinnovo del contratto'.

'Corriamo il serio rischio che il decisore politico possa pensare che il raggiungimento degli obiettivi sia conseguibile per il semplice effetto del calo demografico, finendo per inseguire invece di contrastare una tendenza pericolosa per il futuro delle nostre comunità. Se non esistono i servizi le famiglie, o meglio le donne, non saranno incentivate a cercare lavoro e a fare nuovi figli, oppure sposteranno nel tempo l'obiettivo riducendo le chance di averne altri', commenta Fp Cgil.

'Bisogna investire risorse sul numero e sulla qualità dei servizi offerti, soprattutto al sud, sulle condizioni sociali delle famiglie e le condizioni lavorative del personale. Per raggiungere la quota del 33% di copertura, come sottolineato in un recente studio del Senato, bisognerebbe garantire risorse per 2,6 miliardi di euro, da tradurre in costruzione di nuovi asili e nell'assunzione di almeno 20 mila docenti nel segmento 0-3. Necessità impellenti sono l'immissione in ruolo di personale giovane e di servizi sempre più pubblici, garanti di quella qualità di esperienze educative auspicate dalla comunità Europea. Queste sono le ragioni per le quali continuiamo a chiedere un piano straordinario di assunzioni: non può bastare il semplice sblocco del turn over perché ci limiteremmo a registrare i numeri attuali senza nessun incremento dell'offerta. Così come servono investimenti per la riqualificazione e la formazione del personale', sottolinea il sindacato.

'Ciò lo si può ottenere a partire dal rinnovo del Contratto collettivo nazionale che deve dare puntuali risposte al settore. Non è con la video sorveglianza che garantiremo un futuro al paese. Non è possibile che l'unica risposta negli ultimi anni sia quella delle somme stanziate per l'installazione di impianti per la video sorveglianza permanente: la scelta recentemente fatta dal Parlamento è una scelta sbagliata che mina il rapporto di fiducia alla base della relazione tra educatori e genitori, nonché distoglie risorse che potrebbero essere meglio utilizzate. Il sistema integrato e la governance pubblica devono essere garanti di un'istruzione pubblica sin dai primi mesi di vita dei bambini con atti concreti e verifiche costanti. Solo un servizio universale e pubblico è garanzia di qualità. Il tutto nella consapevolezza che i primi mille giorni di vita di un bambino sono fondamentali', aggiunge la nota.

'Ogni bambino ha uno 'zaino di capacità' presenti sin dalla nascita, una dotazione base indispensabile dove sedimentare le conoscenze che si stratificheranno nella vita: una cultura educativa ricca e piena di stimoli può arricchire in modo esponenziale il contenuto dello zaino. Ciò può non accadere in contesti poveri (sia educativi che economici) sopratutto se lo zaino presenta delle evidenti difficoltà (dalla semplice timidezza, alla disabilità). Il nido e la scuola dell'infanzia, luoghi pensati come contesto denso di stimoli per il bambino, soprattutto perché in presenza di altri bambini, colma le differenze culturali e arricchisce chi è ben fornito di stimoli. Quindi non possiamo permettere che un bambino possa aver più chance solo perché nato in un territorio più fortunato: ogni azione educativa nei primi tre anni di vita ha una ricaduta positiva/negativa in modo esponenziale, così come l'eventuale mancanza di stimoli ed esperienze', conclude.