Fragili allo scontro

Alessandro De Angelis

E adesso si sono davvero spalancate le porte di una crisi inedita. Più che di una crisi di governo strisciante, che si consuma nella surreale vicenda del decreto fiscale tra l'ossessione delle "manine" e le "parolone" che volano tra gli alleati di governo, sono tutti gli elementi di una "crisi di sistema" a manifestarsi nel giorno più nero dell'attuale legislatura.

Di sistema, e dunque straordinaria. Più che politica. E chissà se è un caso che Sergio Mattarella, ricordando Gronchi che fu criticato, ai tempi, di eccessivo interventismo, ha ricordato che al capo dello Stato spetta "segnare indirizzi e orientamenti", cosa che evidentemente sarà costretto a fare di qui a breve, quando divamperà l'incendio sui mercati preannunciato dalle fiammate odierne. Con lo spread, dopo la lettera della commissione che preannuncia la bocciatura, salito oggi, 18 ottobre, a 327 punti base, toccando i massimi livelli dal 2013, la borsa di nuovo in rosso, le banche, il cui capitale è sceso al di sotto della soglia minima di regolamentazione europee. E l'annunciato declassamento delle agenzie di rating, previsto per la prossima settimana.

È la cronaca di un abisso annunciato, in questo conflitto tenacemente teorizzato dal governo con l'Europa, che alimenta la narrazione perfetta contro i "poteri forti", "l'establishment italiano e internazionale", "i tecnocrati di Bruxelles", tutti nemici del popolo che impediscono il cambiamento. Annunciato perché, per evitare la bocciatura, il governo a questo punto dovrebbe rimettere in discussione i saldi e il rapporto deficit-Pil e, di conseguenza, ammorbidire le misure "del popolo" e del consenso facile pagato dalla spesa pubblica. Prospettiva neanche presa in considerazione, anzi affogata dall'esuberanza con cui Salvini ha lanciato per alimentare, non sedare la contrapposizione con l'Europa e l'inconsapevolezza di Di Maio che imputa lo spread alle "divisioni" sul decreto fiscale e non a una manovra che sfora quel rispetto dei...

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