Fragili o visionari del nuovo mondo? Ritratto delle persone altamente sensibili

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Woman in headphones listening music in nature and at the mountain (intentional pale color style) (Photo: littlehenrabi via Getty Images/iStockphoto)
Woman in headphones listening music in nature and at the mountain (intentional pale color style) (Photo: littlehenrabi via Getty Images/iStockphoto)

C’è chi non riesce a gestire la folla o le luci forti. Chi non sopporta le risate rumorose, il parlarsi addosso o gli odori pungenti. Chi, prima di vedere un film, deve assicurarsi che non ci siano scene di violenza o paura troppo difficili da gestire. Per definizione sono persone altamente sensibili, confuse spesso per fragili. Emine Saner ne ha scritto sul Guardianchiedendosi se, al contrario, non detengano la chiave per la felicità.

La sensibilità è un tratto comune a tutti. La capacità di chi è maggiormente in grado di percepire ed elaborare informazioni sul mondo esterno, invece, varia da persona a persona. Secondo la psicologa statunitense Elaine Aron, che ha iniziato a studiare il fenomeno nei primi anni Novanta, fino al 20% di noi è altamente sensibile. ″È difficile spiegare a qualcuno perché con il rumore e la luce della televisione al mattino sembra di essere presi a pungi in faccia, o perché la consistenza della coperta graffiante mi fa venir voglia di piangere” spiega una delle trecento persone che ha risposto alla richiesta del Guardian di condividere la propria esperienza.

L’auto accettazione della propria iper sensibilità è la chiave di sopravvivenza. Per la dottoressa von Lob:

“Questo tipo di persone ha bisogno di tempo per elaborare le emozioni nel corpo, quindi il movimento può essere davvero utile - passeggiate o kickboxing o danza o yoga - qualsiasi tipo di movimento gli piaccia” ma non solo.

Sono caratterizzate da una forte consapevolezza di sé e l’empatia li rende adatti a ruoli di leadership: “Potrebbero essere i visionari del nostro mondo” afferma la dottoressa. Ed è proprio il loro modo di pensare fuori dagli schemi, lo spiccato senso di giustizia, la messa in discussione di regole che non hanno senso che li rendono ottimi agenti nella gestione di emergenze, da quella pandemica a quella climatica.

“Sono in grado di trovare facilmente i significati sottostanti, sono molto intuitiva” dice Samira. Altri riferiscono di aver sentito sfumature nella musica che la persona media potrebbe perdere. Le persone altamente sensibili tendono a notare cose nell’ambiente che al resto passano inosservate, e ottenere di più dalle arti. Può capitare che l’alta sensibilità venga percepita come segno di autismo. In realtà

“Sono due cose abbastanza separate” afferma Michael Pluess, ricercatore di sensibilità alla Queen Mary University, anche se entrambi caratterizzano un sistema sensoriale più reattivo.

“Quando ricevono informazioni le elaborano più profondamente e in modo più elaborato - spiega al Guardian Genevieve von Lob, psicologa clinica che lavora con persone altamente sensibili - poiché stanno ricevendo così tanto in una volta sola, possono essere molto più sovra stimolate, sovraeccitate o sopraffatte”.

Studi e ricerche sul fenomeno sono stati raggruppati in un’unica teoria onnicomprensiva chiamata Environmental Sensitivity, o sensibilità all’ambiente, che integra termini come ‘orchidee’, ‘denti di leone’ o ‘tulipani’. Questi nomi di fiori sono stati utilizzati per classificare le persone sulla scala della sensibilità. Chi ha un alto livello di sensibilità è paragonato ad un’orchidea (30% della popolazione), quel fiore che richiede cure specifiche per crescere e sbocciare ma, una volta fiorito, diventa particolarmente bello. È un dente di leone (30%) chi ha una bassa sensibilità che gli permette di resistere e crescere ovunque. Si trovano nel mezzo i tulipani (40%), un gruppo intermedio meno delicato delle orchidee ma non tanto resistente quanto il dente di leone.

Distribuzione dei tre diversi gruppi (Photo: ResearchGate)
Distribuzione dei tre diversi gruppi (Photo: ResearchGate)

Una persona dalla spiccata sensibilità, empatica e ricettiva agli stimoli esterni, tende ad essere etichettata dalla società come fragile: fa parte di un mondo sempre più globalizzato, frenetico, rumoroso, che non glielo perdona. Basti pensare all’attenzione mediatica riservata al pianto trattenuto di Alok Sharma, presidente della Cop26, per il colpo di mano di un piccolo gruppo di Paesi guidato da India e Cina prima di chiudere l’accordo sul Glasgow Climate Pact. Il presidente si è sentito in dovere di scusarso per il groppo improvviso in gola e le lacrime trattenute: “Ho sentito tutto il peso del mondo sulle spalle”

Ed è sempre nell’indagine del Guardian che alcuni hanno riferito di indossare le cuffie per “bloccare il mondo”, come Isidora: “Servono ad attutire alcuni dei rumori stridenti. Nonostante tutte le sfide, sono felice di essere altamente sensibile perché sento che il mondo ne potrebbe beneficiare”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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