Fragilità ossea: “Il ruolo della vitamina D resta decisivo”

Image from askanews web site
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Milano, 6 set. (askanews) - La prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine ha recentemente pubblicato uno studio sulla somministrazione di vitamina D in relazione alla prevenzione delle fratture che alcune letture mediatiche hanno interpretato come una smentita del ruolo di questa vitamina nella cura delle malattie dello scheletro. Per capire effettivamente che cosa diceva lo studio abbiamo interpellato il professor Jacopo Chiodini, presidente della Società Italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro. "Lo studio - ha spiegato ad askanews - ci dice semplicemente che se una persona è sana, non ha l'osteoporosi e non ha deficit di vitamina D non serve prendere questa vitamina per cercare di ridurre il rischio di fratture. E quindi questo studio non ha niente a che vedere con tutti i pazienti per i quali noi andiamo a prescrivere vitamina D, perché questi sono pazienti che hanno un deficit di vitamina D, hanno l'osteoporosi, hanno osteopenia e in questi pazienti è ben noto che la somministrazione di vitamina D è assolutamente importante per la salute scheletrica".

Una lettura parziale dei risultati, insomma, avrebbe potuto portare qualcuno a pensare che la somministrazione di vitamina D nelle persone con fragilità ossea fosse inutile. Ma, come ci ha spiegato il professor Sandro Giannini, presidente del Gruppo italiano Bone Interdisciplinary Specialist, non è assolutamente così. "Voglio rassicurare tutti che non è così - ci ha detto - questo studio non dice affatto questo: tutte le persone fragili che hanno preso vitamina D per la profilassi delle fratture devono continuare a prenderla e anzi vorrei aggiungere che assolutamente non devono interrompere la terapia, perché questo sarebbe, come ampiamente dimostrato, un'aggiunta di rischio verso la frattura".

Uno dei punti chiave per capire lo studio, che entrambi i medici sottolineano essere un ottimo studio, è quello della platea dei pazienti coinvolti. "Questo studio - ha aggiunto Chiodini - recluta un ampio quantitativo di pazienti, ma non sulla base del deficit di vitamina D: soltanto il 10% di questi pazienti lo aveva, il restante 90% aveva un livello di vitamina D normale. E non recluta i pazienti sulla base della presenza di osteopenia od osteoporosi: soltanto il 10% dei pazienti era osteopenico od osteoporotico".

Il ruolo della Vitamina D nella prevenzione delle fratture da fragilità, quindi, resta assolutamente confermato per tutte le persone che rientrano nei parametri della Nota AIFA 96, che ne regola le prescrizioni in Italia. "Nessuna terapia di quelle che servono per prevenire le fratture - ha concluso Giannini - nessuna terapia con i farmaci per l'osteoporosi può essere disgiunta da una terapia con Vitamina D: tutti gli studi che hanno dimostrato l'efficacia di questi farmaci sono stati condotti su pazienti che assumevano anche la vitamina D".

Al centro del ragionamento dei medici c'è dunque il tema della corretta informazione, indispensabile per poter affrontare con consapevolezza un percorso di terapia.