Frammenti e misteri del paesaggio italiano alla GAM di Milano

Lme

Milano, 27 set. (askanews) - Il paesaggio italiano si compone a poco a poco, per frammenti, accanto alle sculture neoclassiche e ai dipinti ottocenteschi. Lo sguardo dei fotografi è lucido e visionario allo stesso tempo e si muove all'interno di un percorso che ha due numi tutelari molto chiari: da una parte Luigi Ghirri, colui che in fondo il paesaggio fotografico italiano lo ha inventato, e che è presente in mostra; dall'altra Bernd e Hilla Becher, i due fotografi tedeschi, che non sono presenti nella mostra, ma che hanno insegnato a guardare a tutta una generazione di artisti, alcuni poi diventati grandissimi, venuti dopo di loro. L'esposizione è "Images of Italy", allestita alla Galleria di arte moderna di Milano, che presenta per la prima volta in Italia una selezione della collezione di fotografia e opere su carta della Deutsche Bank, in questo caso con opere di artisti italiani e tedeschi.

Curata da Britta Farber e Christina Marz, la mostra vuole essere sia una sorta di riproposizione del Grand Tour in Italia che dai tempi di Goethe ha affascinato la cultura germanica sia un superamento dello stesso modello portato avanti attraverso la fotografia contemporanea, una delle forme espressive più forti a livello artistico in generale, nel nostro presente. Questo vale soprattutto per i fotografi tedeschi, mentre per gli italiani c'è sempre quella ricerca di un passo ulteriore, di una ulteriore forma di visione sul loro territorio, così vicino e insieme così lontano, per dirla con un altro artista tedesco come Wim Wenders.

Al centro dell'esperimento, ci hanno spiegato le curatrici, c'è una visione dell'Italia che è estetica o sociale, ma c'è anche un tentativo, ovviamente parziale, ma comunque di una sua vastità, di fare il punto sulle diverse forme che la fotografia contemporanea assume. Così accanto a due classici Ghirri si trova in mostra una monumentale opera di Candida Hofer, l'artista degli interni, che ha immortalato la Biblioteca Ricciardiana di Firenze. E se Armin Linke va a fissare un angolo di Venezia a Las Vegas, Olaf Metzel, da scultore qual è, trova un calcetto abbandonato su una spiaggia marchigiana che diventa una metafora di molto altro, una finestra plastica sospesa tra un passato perduto e un futuro di cui non si possono conoscere le coordinate. Accanto a loro lavori importanti di Olivo Barbieri e di Adrian Paci, quattro scatti di Gabriele Basilico tra fabbriche e discoteche romagnole e un trittico d'architettura di Gunther Forg di potente bellezza.

Da qualche parte nella mostra l'Italia c'è, forse soprattutto nell'installazione per cartoline di Luca Vitone, pensata per gli spazi della Deutsche Bank e riproposta qui alla GAM, ma, per fortuna, è una presenza sfuggente, impossibile da incasellare, viva e schiva come la buona fotografia. E allora un utile punto di approdo e ripartenza costante possono essere le immagini di tunnel stradali di Luca Andreoni & Antonio Fortugno, non a caso intitolate "Non si fa in tempo ad avere paura". Una frase che, se ci pensate bene, calza a pennello per il nostro strano, misterioso e molteplice Paese.