Francesca Marciano e gli spiriti animali oltre la pandemia: “Ci ha insegnato che siamo peggio di quello che pensiamo di essere”

Giuseppe Fantasia
·Journalist
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Francesca Marciano, autrice di Animal Spirit (Mondadori) (Photo: Laura Sciacovelli)
Francesca Marciano, autrice di Animal Spirit (Mondadori) (Photo: Laura Sciacovelli)

Scrivere romanzi lunghi - disse Italo Calvino quando uscì la sua raccolta di racconti Se una notte d’inverno un viaggiatore – “è un controsenso perché la dimensione del tempo è andata in frantumi” e non si può che vivere o pensare “se non a spezzoni di tempo che s’allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono”.

Da allora (era il 1979), è come se gli italiani si fossero abituati a dimenticare, o quantomeno a non considerare più di tanto, quel genere letterario di cui abbiamo avuto tanti maestri, da Verga a Pirandello, da Parise alla Ortese. “Qui in Italia, i racconti non fanno la felicità dell’editore, mentre in America è un genere letterario che sopravvive bene”, ci spiega Francesca Marciano, ricordando che da noi è stata Jhumpa Lahiri, una scrittrice guarda caso straniera e vincitrice del Pulitzer, a cimentarsi di recente in ciò facendo il punto in un libro (Racconti Italiani), uscito tre anni fa per Guanda. “Anche io mi trovo a mio agio nella forma del racconto, è la mia comfort zone, perché parti da un’idea che mi porta a qualcos’altro, a un ribaltamento e a un movimento veloce che fa venire fuori un mondo più grande di quello che avevo pensato all’inizio”, aggiunge lei che è una delle sceneggiatrici più brave e richieste (tra gli altri, ha lavorato con Salvatores, Verdone, Bertolucci, Casini, Comencini e Golino), già autrice di Cielo scoperto (Mondadori 1998), Casa Rossa (Longanesi 2003) e La Fine delle buone maniere (Longanesi 2007) e Isola grande Isola piccola (Bompiani 2015). L’ultimo suo libro, Animal Spirit, esce oggi per Mondadori e come tutti gli altri, lo ha scritto in inglese e poi tradotto in italiano, perché – precisa – “scrivere in un’altra lingua rende ancora più liberi”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.