Franceschini: "E' un governo di avversari ma dobbiamo collaborare"

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“Questo è un governo di avversari nato per l’emergenza... di avversari che devono collaborare, inclusa la redazione del Recovery and resilience plan. Io sono convinto che non ci vorrebbe molto a mantenere, da parte di tutti, un atteggiamento costruttivo nell’interesse del Paese”. Così, al Corriere della Sera, Dario Franceschini, secondo cui occorre andare avanti nonostante l’astensione della Lega sul decreto Covid e l’altolà di Enrico Letta. Riguardo le riaperture da ieri nelle zone gialle, sottolinea il ministro della Cultura, sottostanno alle norme “ovviamente concordate con il Comitato Tecnico Scientifico e che andranno rigorosamente osservate. Vedere un film sulle piattaforme è bellissimo, per tutta l’emergenza Covid ha funzionato, però ora si riapre e l’esperienza nella sala è irripetibile. Dobbiamo rendere i cinema appetibili anche per i giovani”.

"Conto sull’aiuto dei distributori cinematografici perché ora nelle sale arrivino buoni e grandi film - aggiunge Franceschini - ce ne sono tanti in attesa, dai primi segnali posso dire di essere ottimista. Abbiamo sospeso, a causa del Covid, l’obbligo per i film sostenuti da finanziamenti statali di arrivare prima nelle sale e poi sulle piattaforme. Ora i cinema riaprono, la norma andrà rivista, stiamo studiando come. Nel Recovery abbiamo previsto 300 milioni per il potenziamento sia di Cinecittà che della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia. Dall’emergenza Covid si esce guardando al futuro, puntando sulle nuove generazioni. L’Europa è molto chiara quando parla di Next generation Eu e assicurando risorse importanti per la Cultura, per il patrimonio artistico sia nelle grandi città che nell’Italia diffusa. Per questo i 6,675 miliardi previsti dal Pnrr sotto la voce ‘Cultura’ rappresentano un’occasione irripetibile per i giovani del nostro Paese, per far girare pagina all’Italia”.

“Importante e particolarmente significativo”, secondo il ministro, è l’equilibrio delle risorse previste per le grandi città e quelle per i piccoli centri. “Progetti strategici per il futuro del Paese e l’occupazione giovanile. Però una identica attenzione c’è per quella che, sbagliando, viene chiamata l’Italia minore. Ho in mente una scommessa. Niente interventi a pioggia, si rischia di restaurare una chiesa in un paesino e poi un municipio in un altro centro. Non avrebbe senso. Trovare, con l’aiuto delle regioni, alcuni borghi anche disabitati, sulla dorsale appenninica o vicino alle coste, da restaurare e digitalizzare e da mettere poi a disposizione di grandi realtà internazionali. In questo modo – conclude - si riattiverebbero, anche economicamente, porzioni del nostro territorio che rischiano l’abbandono”.