Francesco Facchinetti: "Il suo cervello è andato off. Droga? Preferisco non commentare. Lo denuncerò"

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(Photo: Ansa/Getty)
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Francesco Facchinetti porta a casa sedici giorni di prognosi, dopo l’inspiegabile pugno ricevuto da Conor McGregor. Il fighter si trovava a Roma per il battesimo del figlio e nel suo hotel, il St Regis, aveva invitato anche Bella Thorne e i suoi amici, tra cui Facchinetti.

Il racconto sul Corriere:

Abbiamo iniziato a dialogare, a raccontarci diverse cose tranquillamente… insomma, era una bellissima serata. Poi stavamo cercando di capire se e come proseguire la serata, quando a Conor è proprio andato off il cervello. Ero a 30 centimetri da lui e mi ha tirato un pugno in faccia. Mi sono ritrovato dall’altra parte della stanza, sotto choc come tutte le persone che erano con me”.

Nessuna discussione o battuta incompresa:

“Assolutamente niente, non c’era nessun motivo. Lui non voleva tirare un pugno a me, semplicemente a un certo punto voleva tirare un pugno. Punto. Il caso ha voluto fossi lì io ma poteva esserci mia moglie, Bella, chiunque altro. Sarebbe stato lo stesso. Ho visto nero e voleva attaccare, come fosse un pitbull”

Dopo il pugno, le guardie del corpo lo hanno bloccato, altrimenti avrebbe continuato a picchiare: “Ho capito come mai aveva così tante guardie del corpo: non sono per proteggere lui dagli altri ma gli altri da lui”.

Ma lo ha visto fare uso di droghe?
“Preferisco non commentare. Detto questo, lo ripeto, ha fatto black out il suo cervello: un secondo prima era il nostro migliore amico e un secondo dopo i prendeva a pugni. Siamo rimasti tutti pietrificati, sotto choc”.

Alla fine le guardie del corpo li hanno fatti uscire dalla porta sul retro. Facchinetti racconta che hanno lasciato intendere loro che sarebbe stato meglio non dire niente di quanto successo.

“Io per la verità all’inizio avevo anche pensato di fare così, ero scosso, volevo solo andare via. Poi Ben mi ha fatto riflettere su quanto una persona così sia pericolosa: se non avessi denunciato e avesse fatto un domani così con altri, sarebbe stato anche sulla mia coscienza. Era un dovere civico parlare. Insomma, non potevo proprio fare finta di niente. Ora sto capendo con i miei avvocati come procedere”

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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