Francia, ambasciatore turco a Roma: "Rispettare Islam, libertà espressione non illimitata"

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"I valori religiosi devono essere rispettati, vale per l'Islam come per il cristianesimo e l'ebraismo". Il rischio che questioni "sensibili" come le vignette sul profeta Maometto possano spingere all'azione "gli estremisti che ci sono nelle società" europee è concreto e "noi abbiamo messo spesso in guardia" dalle possibili conseguenze. Lo afferma in un'intervista all'Adnkronos l'ambasciatore turco a Roma, Murat Salim Esenli, all'indomani dell'attacco a Nizza compiuto da un sospetto militante islamista.

La Turchia davanti alle "odiose e terribili" vignette sul profeta Maometto ha reagito, "riflettendo le idee della maggioranza dei musulmani. La questione è seria e la nostra risposta è giustificata", dice Esenli, sottolineando che il concetto di libertà di espressione "non è infinito, ma coinvolge anche l'altro. Ci sono limiti che tutti i Paesi devono rispettare, anche la Francia".

Quella del governo turco è "una normale reazione a un attacco blasfemo. Non è la prima volta che vediamo pubblicate le vignette sul profeta Maometto (il primo fu un quotidiano danese nel 2005, ndr) e anche allora abbiamo reagito allo stesso modo", prosegue l'ambasciatore, evidenziando che il settimanale satirico francese è stato protagonista anche di vignette controverse e "offensive" contro l'Italia, in particolare ai tempi del terremoto nel Centro Italia e quando crollò Ponte Morandi. "Quale politico in Italia difenderebbe una vignetta blasfema contro il cristianesimo o il profeta Gesù? Io scommetto nessuno".

Il presidente francese Emmanuel Macron ha in diverse occasioni lanciato "attacchi personali, nei quali non c'era nulla di ideologico" contro il leader turco, Recep Tayyip Erdogan e "quando si attacca a livello personale bisogna aspettarsi una risposta sullo stesso livello per una ragione valida. Come potrebbe un leader essere insensibile ai valori di 8 milioni di musulmani che vivono in Francia?", aggiunge Esenli, rispondendo a una domanda sulle forti tensioni tra Ankara e Parigi, con Erdogan che di recente ha definito Macron una persona con "problemi mentali" per le parole sulla libertà di espressione e paragonato la situazione dei musulmani in Europa a quella degli ebrei sotto il nazismo.

Bisogna considerare il "background" di questa polemica, sostiene Esenli, ricordando come in precedenza Macron davanti alla stampa internazionale abbia affermato che "i turchi meritano di meglio di Erdogan", usando una retorica "infiammante" nei confronti del presidente turco.

"In Europa ci sono 4-5 milioni di persone di origine turca, in gran parte musulmani. Il presidente Erdogan vuole difendere questa comunità perché avverte che è in pericolo. Lo stesso fa Israele con le comunità ebraiche in giro per il mondo", prosegue l'ambasciatore, sottolineando che "la Turchia lotta contro il terrorismo e l'estremismo in tutte le loro forme e manifestazioni e chiede pieno rispetto nei confronti di tutte le religioni".

LIBIA. Parlando degli ultimi sviluppi della crisi, per Esenli "l'annuncio del primo ministro Serraj della sua intenzione di dimettersi entro la fine di ottobre e di trasferire i suoi compiti al nuovo organo esecutivo che sarà determinato dal Forum di dialogo politico mostra ancora una volta l'impegno del Gna per una soluzione politica. Speriamo che la parte orientale non rovini questa opportunità con richieste massimaliste".

"Noi auspichiamo che il cessate il fuoco tenga e vogliamo una soluzione politica che veda d'accordo tutti i libici", sottolinea il diplomatico, parlando dell'Italia come di un "partner strategico e affidabile" su tanti dossier, tra cui quello libico, sul quale "c'è un dialogo fruttuoso ad ogni livello".

"Il nostro sostegno al governo legittimo in Libia ha impedito uno spargimento di sangue e ha contribuito a raggiungere l'equilibrio sul campo. Ha anche aperto la strada al processo di Berlino e ad una soluzione diplomatica", aggiunge Esenli, secondo il quale la Turchia sostiene "gli sforzi internazionali per un processo politico in capo alla sola Libia sotto l'Onu". Proprio oggi è in programma un incontro tra l'inviata ad interim delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, ed il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu.

Esenli bolla infine come fake news le accuse rivolte ad Ankara sull'invio di mercenari filo-turchi dalla Siria in Libia per sostenere il Gna. "Non ne abbiamo bisogno perché abbiamo un accordo di cooperazione militare con la Libia. Se vogliamo spedire truppe, quest'accordo è sufficiente - conclude - Se qualcuno accusa deve anche essere in grado di fornire le prove e nessuno ne ha mostrato di concrete a sostegno di questa fabbricazione".

MEDITERRANEO ORIENTALE. "Consideriamo l'Italia un forte alleato della Nato e un partner equilibrato quando si tratta di questioni regionali. Apprezziamo gli sforzi dell'Italia nell'incoraggiare il dialogo per la risoluzione dei problemi nel Mediterraneo orientale", dichiara Esenli, parlando delle tensioni tra Ankara e Grecia legate alle esplorazioni per la ricerca di idrocarburi.

"L'Italia è consapevole del fatto che la cooperazione è l'unica via che andrebbe a vantaggio di tutte le parti interessate nella regione. Sfortunatamente, finora l'Ue ha chiesto compromessi solo alla Turchia e ci ha persino minacciato di sanzioni", prosegue il diplomatico, rimarcando che questo "chiaramente non è un approccio sano e costruttivo. Invece di schierarsi, l'Ue dovrebbe aprire la strada a un dialogo sostenibile".

"Ci aspettiamo dall'Italia che continui a incoraggiare le parti a un dialogo significativo senza ricorrere a dannose retoriche", aggiunge Esenli, precisando che "la Turchia ha sempre sostenuto il dialogo e la diplomazia per la risoluzione dei problemi nel Mediterraneo orientale e in più occasioni ha dimostrato la sua buona fede compiendo passi concreti in quella direzione".

"È vero che la (nave per le esplorazioni turca, ndr) Oruc Reis ha ripreso le sue attività di rilevamento sismico a partire dal 12 ottobre, ma l'area di indagine si trova a 10 chilometri dalla terraferma turca, mentre si estende a 420 chilometri dalla terraferma greca. L'obiezione sollevata dalla Grecia alla recente attività di indagine si basa sulle sue pretese di giurisdizione marittima massimalista per l'isola di Kastellorizo", conclude Esenli, ribadendo che "la Turchia ritiene fondamentale mantenere aperti i canali di dialogo".

MIGRANTI. "Le autorità turche e italiane stanno collaborando in materia di migrazione irregolare e traffico di rifugiati. Data la posizione dell'Italia come membro di spicco dell'Ue e Paese mediterraneo colpito dai flussi migratori, la nostra cooperazione sulla migrazione potrebbe essere anche più forte. Siamo pronti ad incrementare la nostra cooperazione con l'Italia e condividere l'esperienza della Turchia in questo settore"dice Esenli, sulla possibilità di un'alleanza tra Italia e Turchia sull'emergenza migranti.

"L'accordo del 18 marzo è un buon esempio di ciò che la Turchia e l'Ue possono realizzare quando uniscono i loro sforzi - spiega - In quanto paese con la più grande popolazione di rifugiati, la Turchia ha adempiuto agli impegni derivanti da detto accordo ed i flussi migratori irregolari verso l'Europa sono stati ridotti del 92%".

"Tuttavia, l'Ue non ha rispettato i suoi impegni. Inoltre, in violazione del diritto internazionale, la Grecia ha respinto migranti e richiedenti asilo. L'agenzia dell'Ue Frontex sembra ignorare questa pratica disumana", denuncia l'ambasciatore.

NAGORNO KARABAKH. "La Russia è un nostro vicino e sicuramente un attore importante nella regione. Molti conflitti nella nostra regione richiedono un dialogo con Mosca", dichiara Esenli, a proposito di una possibile cooperazione tra Ankara e Mosca per risolvere la crisi nel Nagorno Karabakh.

L'ambasciatore rimarca quindi che le accuse armene sul coinvolgimento turco sul campo e sui combattenti provenienti dalla Siria sono "infondate e irrazionali". "Sia l'Azerbaigian che le autorità competenti in Turchia hanno respinto totalmente e inequivocabilmente queste invenzioni armene - spiega - La campagna di disinformazione armena mira a distogliere l'attenzione dalla sua occupazione illegale e dipingere l'Armenia come la vittima".

"La comunità internazionale non dovrebbe dare credibilità a tali affermazioni oltraggiose - conclude - D'altra parte, bisogna chiedersi se l'Armenia stia utilizzando combattenti terroristi e mercenari stranieri".