Francia, la riforma delle pensioni divide il paese. Sindacati e opposizioni sul piede di guerra

In pensione a 64 anni nel 2030, con un aumento graduale da subito di 3 mesi per ogni anno. Alla fine dopo essere stata rinviata e bocciata da sindacati e opposizioni, la riforma delle pensioni in Francia ha iniziato il suo iter. Ed è subito mobilitazione.

La premier Elisabeth Borne ha annunciato i capisaldi di un progetto il cui obiettivo è "salvaguardare l'equilibrio dei conti" e che il governo punta a far approvare, con l'appoggio della destra moderata dei Républicains.

Sul piede di guerra opposizione e sindacati contrari alla riforma così come circa il 70% dei francesi. Laurent Berger, segretario generale della CFDT ha fatto sapere che ci sarà nel paese il 19 gennaio una mobilitazione generale a cui faranno seguito scioperi e altre azioni.

Finora nessun governo era mai riuscito a riformare il sistema pensionistico francese, soprattutto quello dei "regimi speciali" ma il Presidente Emmanuel Macron si èmostrato molto deciso fin dal primo mandato. Insieme ai sindacati anche le opposizioni - dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon all'estrema destra di Marine Le Pen – sono scese in campo contro la riforma.

La mobilitazione sindacale

I sindacati hanno annunciato una mobilitazione senza precedenti, con la Cgt e Cfdt già in prima linea e sul piede di guerra circa il nodo dell'aumento dell'età pensionabile - finora fissata a 62 anni – sul quale non c'è stata mai alcuna trattativa. L'unica è stata intavolata dalla

maggioranza con la destra dei Républicains, che in cambio dell'appoggio in Parlamento ha ottenuto uno "sconto" dai 65 anni, inizialmente previsti da Macron, a 64, con entrata in vigore della riforma nel prossimo autunno.

La premier francese, in una conferenza stampa, ha annunciato il progetto che deve "garantire il futuro delle nostre pensioni": "Il numero di coloro che versano contributi per le pensioni diminuisce rispetto al numero dei pensionati. Questo è un fatto, non un argomento politico. Bisogna trovare soluzioni per conservare il nostro modello sociale", ha dichiarato la Borne. "Quello che vogliamo – ha proseguito - è che chi ha versato contributi tutta la vita, lasci il lavoro con una pensione migliore".

Altra stretta prevista dalla riforma, "i 43 anni di contributi previsti dalla legge Touraine del 2014 come necessari a partire dal 2035 per andare in pensione, saranno ora necessari dal 2027". Resta invece a 67 anni l'età alla quale si potrà andare in pensione senza decurtazioni per i contributi mancanti e a 62 quella per i lavoratori in situazione di invalidità o incapacità.

Infine, fra i provvedimenti principali, la "fine della maggior parte dei regimi speciali esistenti, in nome del "principio di equità", una misura che si applicherà però soltanto ai nuovi assunti. E poi l'aumento di 100 euro per le pensioni minime, che salgono così a 1.200 euro, l'85% del Salario minimo.