Fratelli d'Italia supera la soglia del 15% e tallona i Cinque Stelle

Perfino in un periodo di “calma piatta” per ciò che riguarda le tendenze sulle intenzioni di voto, e per di più in estate inoltrata (periodo solitamente tranquillo da questo punto di vista), i sondaggi possono riservare delle piccole sorprese. Appena la scorsa settimana, ad esempio, scrivevamo che Fratelli d'Italia avesse smesso di crescere, e ipotizzavamo che la sua ascesa impetuosa (circa 10 punti in un anno) potesse essersi interrotta.

Quasi a confermare, una volta di più, che in politica è meglio non fare previsioni, la Supermedia di questa settimana sembra smentire clamorosamente quell'osservazione: non solo FDI torna a crescere (+0,5%) ma fa registrare anche un nuovo record, sfondando infine quella soglia “psicologica” del 15%. Il partito di Giorgia Meloni si riavvicina al Movimento 5 Stelle (fermo al 16,0%), da cui lo separa ormai meno di un punto.


In testa c'è sempre la Lega, che però arretra ancora un po' cedendo lo 0,4% e attestandosi sul 25,4% – il valore più basso da due anni a questa parte. Il partito di Salvini conserva esattamente 5 punti di vantaggio sul Partito Democratico, pressoché immobile al 20,4%. Tra gli altri partiti, c'è da notare il “rimbalzo” di Forza Italia (che torna sopra il 7% con un +0,4%) ma anche quello della sinistra (+0,3%) e di Più Europa (+0,4%) che torna sopra il 2% per la prima volta dopo molti mesi. Ancora un dato deludente per Italia Viva di Matteo Renzi, scesa sotto il 3% (2,9%).


Il nostro grafico che traccia l'andamento dei partiti dall'inizio della legislatura torna quindi a “ravvivarsi” dopo la calma delle ultime settimane. Interessante rilevare come ad oggi lo scarto tra il primo partito (Lega) e il quarto (FDI) si sia ormai ridotto a poco più di 10 punti: tra i partiti la competizione è dunque sempre più quadri-polare.

Diverso il discorso per quanto riguarda le aggregazioni: sul piano degli schieramenti parlamentari (maggioranza / opposizione) si registra un nuovo allargamento della forbice tra il centrodestra e l'area di governo giallo-rossa. Questa settimana l'insieme dei partiti che sostengono il Governo accusa un ritardo di 6 punti e mezzo rispetto a quello dei partiti di centrodestra rappresentati in Parlamento (Lega-FI-FDI-Cambiamo). Possono sembrare pochi, ma sono sufficienti – data la legge elettorale – a garantire al centrodestra una maggioranza granitica in caso di elezioni anticipate nell'immediato, perfino nel caso in cui PD e M5S corressero insieme in coalizione. È quanto emerge, ad esempio, fa una recente simulazione realizzata dell'istituto Ipsos per il Corriere della sera.


La straordinarietà dei mesi che abbiamo alle spalle, segnati dall'emergenza coronavirus, potrebbe portarci a credere che nell'ultimo anno i rapporti di forza tra le forze politiche si siano rimescolati, e che gli italiani abbiano maturato degli orientamenti politici nuovi, o comunque diversi. E qualcosa di vero in questa idea c'è, almeno per quanto riguarda i partiti presi singolarmente. Ma basta guardare all'andamento delle aree, riaggregate in base alle coalizioni delle Politiche 2018, per avere un quadro completamente diverso.


Qui diventa infatti evidente come, ormai da due anni, il centrodestra nel suo complesso sia l'area politica nettamente più forte, con circa 20 punti di vantaggio sull'area di centrosinistra e un andamento quasi sempre poco al di sotto del 50%. A parte l'inversione dei rapporti di forza tra il M5S e l'area che gravita intorno al PD, infatti, l'appartenenza politica degli italiani è rimasta in questi due anni sorprendentemente stabile. Questi numeri spiegano come mai le ipotesi di caduta del governo e di elezioni anticipate sono abbastanza improbabili, nonostante le tensioni che si registrano all'interno dello stesso esecutivo (da ultimo, sul caso Autostrade).

In effetti, nell'ultimo periodo è il Governo tutto a faticare nel dare un'idea di compattezza e di efficacia nella sua azione. Secondo una ricerca dell'istituto SWG, la maggioranza degli italiani definisce lo stile del Conte II “attendista” (39%) piuttosto che “decisionista” (19%). Si tratta, peraltro, di uno stile che non soddisfa pienamente nemmeno gli elettori dei partiti di maggioranza: il 68% degli elettori PD e il 64% di quelli del M5S lo definiscono infatti solo “abbastanza” adeguato, mentre una quota molto inferiore (11 e 21% rispettivamente) lo promuove a pieni voti.

Anche il processo decisionale adottato dal Governo è definito dal 41% come “conflittuale” (ossia in cui le decisioni sono prese al termine di un confronto tra componenti che hanno idee diverse), piuttosto che decisionista o “collegiale”. Un altro campanello d'allarme per Conte e i suoi ministri, sempre dal sondaggio ipsos, è la diminuzione di quanti reputano efficace l'azione dell'esecutivo: dopo essere schizzata sopra il 50% nelle settimane più difficili dell'emergenza Covid, è tornata pian piano a calare ed oggi è al 43%. Passato anche l'ultimo scoglio, rappresentato dal caso Autostrade, i partiti di maggioranza dovranno cercare di riguadagnare la fiducia degli elettori anche – se necessario ­– rivedendo il modo con cui lavorano insieme al governo del Paese.

 

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 2 al 15 luglio dagli istituti Ipsos, Ixè, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 16 luglio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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