Frattini: interdittiva strumento insostituibile prevenzione mafie -2-

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Roma, 4 mar. (askanews) - "Ovviamente, dovere del CdS e del CGA siciliano, così come dei TAR, è quello di valutare caso per caso se vi sia o no, come dice l'art. 84, comma 3 del codice antimafia "la sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate" allorché siano chiamati a giudicare sulla legittimità delle interdittive emesse dal Prefetto. E non basta il sospetto dell'Amministrazione o l'intuizione del giudice, vi sono elementi sintomatici tipizzati dalla legge, i cosiddetti delitti-spia, e non solo quelli riconducibili al 416 bis (traffico illecito di rifiuti, interferenze illecite nelle competizioni elettorali con voti di scambio, etc) e poi elementi a condotta libera lasciati all'apprezzamento del Prefetto che può (non deve) desumere il tentativo di infiltrazione (ad esempio una condanna non definitiva per reati strumentali all'attività delle mafie), da concreti elementi da cui risulta che l'attività dell'impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare o essere condizionata dalle mafie", ha proseguito Frattini.

"E' bene precisare che le 'clausole aperte' del codice antimafia non costituiscono norme in bianco, né delega all'arbitrio dei Prefetti. La stessa sentenza CEDU del 23/2/2017, ha affermato con chiarezza che: 1) la legge deve tenere il passo con il mutare delle circostanze, 2) molte leggi sono, inevitabilmente, formulate in termini, più o meno, vaghi e la cui interpretazione e applicazione sono questioni di pratica, 3) quando la legge conferisce una discrezionalità deve indicare la portata di tale discrezionalità", ha detto ancora.