Freschi e riposati dopo 5 ore di sonno? Questione di geni

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C’è chi deve dormire otto ore o forse più per rigenerarsi e chi invece può appoggiare la testa sul cuscino per sole quattro o cinque ore e aver ricaricato le batterie. Ma come è possibile? Tutto merito di una variante genetica scoperta da un team di scienziati dell’Università della California.

Gli scienziati dell’ateneo di San Francisco, che già avevano gettato le basi per un’analisi genetica del ciclo del sonno, hanno scoperto la mutazione di un gene che aiuterebbe ad accorciare il fabbisogno di sonno a sole 4/6 ore senza avere gli svantaggi tipici della mancanza di riposo.

Una decina di anni fa gli scienziati avevano individuato una mutazione genetica (il gene DEC2) riconducibile ad una minore necessità di sonno ma con la stessa efficacia di un lunga dormita. Questa mutazione era però troppo rara per spiegare questo fenomeno. Oggi invece i ricercatori hanno individuato una mutazione di un altro gene, ADRB1, che spiegherebbe maggiormente come è regolata l’efficienza del sonno.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Neuron, i ricercatori hanno rilevato come un gruppo di topi con la stessa mutazione dormisse 55 minuti in meno al giorno. Questo cambiamento sarebbe anche collegato ad un’alterata attività nella regione del cervello che regola il sonno.

Nei topi senza mutazione, i recettori che esprimono il gene ADRB1 sono inattivi durante le ore di sonno ma attivi durante la veglia. Nei topi con la mutazione queste cellule sono molto più attive durante le ore di veglia. I ricercatori hanno anche scoperto che possono svegliare le cavie attivando artificialmente le cellule legate al gene ADBR1.

“Sappiamo tutti che dormire bene è importante per sentirci bene il giorno successivo, ma abbiamo ancora poche conoscenze sul sonno, soprattutto sul numero di ore necessarie per riposare” ha dichiarato il professore Ying-Hui Fu, docente di neurologia e membro del Weill Institute for Neurosciences dell’Università della California.

“La mutazione genetica è sicuramente un tema molto attuale ma è difficile prevedere quando sarà possibile” ha dichiarato il professor Fu in un’intervista a Digital Trends. “È più realistico pensare ad alcuni medicinali che possano imitare la mutazione genetica e i suoi effetti. Questo potrebbe aiutare quelle persone che hanno disturbi del sonno o persone più regolari che invece vogliono migliorare l’efficienza del proprio sonno”.