Friedrich Nietzsche: le frasi, i libri e il pensiero del filosofo

Friedrich Nietzsche

Pensatore, filosofo, scrittore e saggio tedesco, Friedrich Nietzsche fu un cultore di arti musicali e un appassionato di filologia classica come pochi. Emblema di una cultura ricca e variegata, il pensiero di questo autore è un patrimonio che ancora oggi esprime la sua forza in tutta la sua bellezza letteraria.

La filosofia di cui divenne portavoce prese le mosse da un retroterra culturale complesso, indirizzato da un’impronta filologica classica. Fu amante della tragedia greca e un estimatore infervorato della grandezza musicale post-romantica di Wagner, considerato da lui la rappresentazione umanizzata della rinascita dello spirito germanico.

Friedrich Nietzsche: la nascita del pensiero

Sebbene Friedrich Nietzsche avesse una spiccata personalità, razionale e pienamente autonoma, l’incontro con Richard Wagner nel 1868 ne mutò la direzione di pensiero. A ciò si deve la fase tragico-wagneriana della sua filosofia. Accompagnò la sua passione per la nuova musica di Wagner una fase di intenso studio delle filosofie di Eraclito, un impianto presocratico e socratico-platonico fusi in un’unica direzione.

Ma a far esplodere la creazione della sua prima vera opera filosofica “La nascita della tragedia” (1872) fu anche l’influenza del Caso Divino, che lo portò a leggere “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Arthur Schopenhauer. La nascita della tragedia rappresentò un amalgama di pensiero istintivo e irrazionale di spirito dionisiaco, e di slancio ordinato e razionale di spirito apollineo. Nelle pagine dell’opera si scorgono tratti di veemente critica alla tragedia greca nelle mani di Socrate e Platone. A ciò si aggiunge un attacco frontale ai valori societari infusi nella Metafisica, nella Democrazia e, infine, nel Cristianesimo, che connotarono la sua fase di pensiero illuminista.

I libri di Nietzsche e l’evoluzione della sua filosofia

Tutto questo non era altro che un affronto alla falsità e all’ipocrisia del sistema sociologico e culturale dell’Europa dei suoi tempi. Ma da queste logiche nefaste della tragedia greca, l’autore ne auspicava una rinascita attraverso la musica. Fu proprio in questi anni tra il 1883 e il 1885 che nacque “Così parlò Zarathustra”, dove propose un’inversione dei valori, spuri dai panni dell’ipocrisia e corruzione.

In “Umano, troppo umano” (1878) mise al centro del suo interesse l’illuminismo pieno, che pone la scienza al primo posto, sbaragliando il genio artistico che lo aveva pervaso fino ad allora. Redasse negli stessi anni: “Al di là del bene e del male” (1886); “Per una genealogia della morale” (1887); “Il caso Wagner” (1888). Da qui, si aprirono le porte per l’avvento della fase nichilista e della volontà di potenza che sono, probabilmente, le idee più rappresentative e conosciute di Friedrich Nietzsche.

Dio è morto! Dio resta morto! E lo abbiamo ucciso noi!” Inizia così il tratto essenziale della nuova fase artistica di Nietzsche, con “La gaia scienza” (1882) dove l’autore profuse il suo impegno per andare ben oltre ciò che la critica gli attribuì identificando nell’opera un puro attacco religioso. L’annuncio era indirizzato alla morte di Dio: un pensiero che ebbe una straordinaria efficacia retorica indicante la trascendenza dalla realtà, indipendentemente dal culto predicato.

Volle porre l’accento su quel processo di nichilismo che egli stesso ritenne necessario per il raggiungimento della nuova luce attraverso la mancanza e l’oblio; quasi a voler indicare che solo dopo aver toccato il fondo dell’esistenza è possibile comporre una nuova identità umana.

Le frasi che spiegano l’ideologia del filosofo

Bisogna avere ancora il caos dentro di sé per generare una stella danzante“. Questa una delle frasi più belle e celebri di Friedrich Nietzsche appartenente alla prefazione di “Così parlò Zarathustra”. L’autore auspica così l’avvento dell’Oltreuomo, un nuovo genere umano, fortemente individualista, basato su schemi libertari lontani dai pregiudizi e dalle culture societarie obsolete che criticò nell’opera “Umano, troppo umano”. Per l’Oltreuomo il tempo diventa un qui e ora incessante e imprescindibile, dove la persona è sempre protagonista del suo tempo.

L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!” è una citazione tratta da “La gaia scienza”. In questa espressione l’autore sottolinea l’importanza del ripetersi nel tempo, l’Eterno Ritorno dell’uguale. Un concetto, questo, che elaborò come caposaldo concreto attorno al quale fece ruotare tutta la sua filosofia. Secondo tale principio un sistema finito, come quello dell’esistenza umana contrassegnata dallo scadere della morte, ha un tempo finito che tornerà a rivivere in una combinazione di infinite volte.

Il perpetuo rinnovamento dell’esistenza porta con sé il perpetuo divenire della volontà di vivere dell’uomo, che si afferma come terzo polo cardine delle rappresentazioni spirituali di Nietzsche, sintetizzato nell’espressione Volontà di potenza. Un prospettivismo, quello nietzschiano, che si sviluppò nell’idea di intendere la volontà dell’uomo come una capacità impersonale, da considerarsi in costante cambiamento nella dimensione dei valori assunti. Una volontà creatrice, dunque, che trova il suo nesso profondo nel legame con la Volontà di potenza dell’Oltreuomo e l’Eterno Ritorno Perpetuo.

Il Friedrich Nietzsche tardivo

La mole di annotazioni che ci perviene dagli ultimi anni di vita di Nietzsche è racchiusa in due pubblicazioni dopo la morte: “Ecce Homo” (1908) e “La volontà di potenza” (1906). Gli ultimi anni della sua esistenza furono travagliati e pervasi di dolore. L’autore continuò a passare da una clinica all’altra fino al giorno della sua dipartita.

Ancora oggi la complessità del suo pensiero ispira popoli e nazioni di tutto il mondo. Quasi a ricordare che ci sono grandezze di pensiero che non possono racchiudersi in un libro, perché diventano esempi di vita, patrimoni dell’esistenza.