Frode fiscale, Fassa: operazione illegale? Lo so ma amo le barche

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 8 gen. (askanews) - "Ho sempre posseduto barche perchè sono la mia passione. Non voglio esimermi dalle mie responsabilità. So di aver ordinato di fare una cosa illegale, soltanto che non me ne sono occupato nei dettagli. L'hanno fatto altri per me". Così Paolo Fassa, l'imprenditore a capo del gruppo trevigiano di calcestruzzi Fassa Bortolo e indagato a Milano per frode fiscale e autoriciclaggio, ha ammesso davanti agli inquirenti di aver comprato il suo yahct, sequestrato oggi dalla Guardia di Finanza, con denaro frutto di frode fiscale. "Ho acquistato Blanca nel 2005 ma mi è stata consegnata nel 2008 - ha fatto mettere a verbale l'imprenditore nell'interrogatorio dell'ottobre scorso -. L'imbarcazione costava complessivamente 20 milioni di euro circa ed è stata acquistata in leasing. Una volta che avevo scelto l'imbarcazione, e ovviamente sapevo quanto costava, sono andato dal mio direttore amministrativo e gli ho detto quali erano le mie necessità. Lui mi ha risposto che in qualche modo avremmo fatto".

Secondo quanto ricostruito nelle indagini condotte dai pm Paolo Storari e Giordano Baggio, Fassa era riuscito a nascondere la proprietà del maxi yacht - un Baglietto di oltre 50 metri ormeggiato nel porto di Genova ma battente bandiera britannica - intestando il contratto di leasing a varie società con sede nel Regno Unito e conti correnti in Svizzera e a Malta. Un'imbarcazione di lusso peraltro comprata con denaro frutto di evasione fiscale basato su un schema di false fatture per prestazioni pubblicitarie inesistenti costata. Nel decreto di sequestro c'è anche un passaggio dell'interrogatorio reso da Manuela Fassa, figlia di Paolo (indagata insieme al padre), che ha sostanzialmente confermato la versione del padre: "Siamo stati consigliati in questo senso in quanto mio padre non aveva una dichiarazione dei redditi congrua per giustificare il possesso di una barca di quel valore".

Sono state proprio le indagini di natura economico finanziaria condotte dagli investigatori della Guardia di Finanza ad aver accertato la notevole sproporzione tra i redditi dichiarati dall'imprenditore al fisco negli ultimi 15 anni e i costi da lui sostenuti per l'acquisto e la gestione dello yahct: oltre 30 milioni di euro dal 2008 a oggi. E così scattato il sequestro preventivo d'urgenza dell'imbarcazione.