Frosinone, detenuto spara in carcere. Capo Dap: "Pistola recapitata con drone"

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Un detenuto ha sparato ieri colpi di pistola nel carcere di Frosinone. "Il fatto è gravissimo" ha detto il capo del Dap Bernardo Petralia all'uscita del penitenziario, dove si è recato personalmente come richiesto dal ministro della Giustizia Marta Cartabia. "Tutto quello che si può fare, come impiego di personale e di risorse, come Dap faremo e faremo fin da domani lavorando anche sull'accertamento di ciò che è accaduto in perfetto accordo e sinergia con l'autorità giudiziaria - ha continuato - Credo che il problema, dal punto di vista dei riscontri, sia ormai ragionevolmente chiaro: si è trattato di un drone che ha recapitato questa pistola della quale si è impossessato il detenuto". "Il problema si sposta sotto il profilo degli accorgimenti che il Dap affronterà fin da subito", ha proseguito.

"Quanto accaduto nel carcere di Frosinone è di estrema gravità, non c'è dubbio, ed è un episodio che a mio parere, invece di dar luogo a inutili quanto fuorvianti discussioni su sorveglianza dinamica o meno, rivela una necessità di adeguamento professionale, di una attenzione che bisogna sempre avere per queste nuove tecnologie come i droni" ha detto all'Adnkronos Mauro Palma, garante nazionale dei detenuti. "C'é un problema di controllo, che va ripensato in un altro modo. Non si può raccontare che i detenuti stanno troppo liberi, perché in questo caso il detenuto era in alta sicurezza e la cella, singola, gli è stata aperta solo per fare la doccia". "Che la pistola l'abbia portata un drone o la cicogna - continua Palma - non bisogna ragionare solo sulle colpe ma sulle necessità. Ci sono le nuove tecnologie e dobbiamo essere preparati anche a intercettare questi eventi". Al centro dei problemi c'é, secondo quanto lamentato dalle organizzazioni sindacali, la piaga della carenza di organico. "E' vero - conferma il garante dei detenuti - è necessario un irrobustimento del personale in termini numerici, ma c'é anche un problema di impiego adeguato degli agenti penitenziari con i turni, con la giusta organizzazione. Giusto integrare l'organico con gli agenti mancanti, ma è ancora più utile specializzare quelli a disposizione, ragionando su cosa significhi oggi fare un controllo con degli strumenti nuovi per dei rischi che prima non c'erano".

“Ieri pomeriggio, verso le 15.00, circa mezz’ora prima del momento in cui il detenuto ha esploso ben sei colpi calibro 7,65 all’indirizzo di altri ristretti che tre giorni prima lo avevano aggredito violentemente, si è chiaramente sentito il rumore di un drone nel perimetro del carcere. Pare, inoltre, che la rete di protezione della finestra della cella dell’attentatore sia stata divelta in un angolo, giusto quanto basta per l’introduzione di una pistola”. Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, intervenendo ancora sulla clamorosa sparatoria di ieri pomeriggio nel carcere di Frosinone. De Fazio spiega: “Il via vai di droni è frequentissimo in molti istituti penitenziari, ivi compreso quello di Frosinone, e nulla può contro di esso la Polizia penitenziaria, la quale non dotata di alcun dispositivo per individuarli e inibirne le frequenze su cui ne avviene il pilotaggio da remoto. Eppure, le strumentazioni esistono, sono poco costose, portatili e di semplice e immediato posizionamento. Perché, allora, non acquistarne un certo numero e dislocarle presso quelli che possono essere gli obiettivi più sensibili, magari anche spostandole segretamente da una parte all’altra in forma deterrente?”

“Ma lo sbando totale delle carceri – prosegue il Segretario della Uilpa PP – non è dovuto solo al sottodimensionamento degli organici della Polizia penitenziaria, 17mila le unità mancanti, e all’inconsistenza degli equipaggiamenti, esso va ricercato anche nella disorganizzazione complessiva e in un modello custodiale inefficace, di cui si annuncia il cambiamento da molti anni, ma rimane sempre tale. C’è da interrogarsi, infatti, anche sul perché il detenuto si è fatto recapitare la pistola e ha deciso di usarla contro i suoi aggressori di qualche giorno prima facendosi giustizia da solo. Sul perché coloro che lo avevano malmenato stavano ancora a poche celle di distanza, nella stessa sezione detentiva e avevano la possibilità di continuare a minacciarlo e irriderlo".

"Dov’era lo Stato, a parte quei pochi della Polizia penitenziaria e, in particolare, quell’agente che fino all’ultimo ha dissuaso l’attentatore che poi ha consegnato spontaneamente l’arma? - chiede- Crediamo, in definitiva, che l’autore del folle gesto, oltre che reo, sia esso stesso vittima di un sistema fallimentare, di cui la Ministra Cartabia e il Governo dovrebbero prendere finalmente e concretamente atto, al di là di quelle che sinora sono apparse come sterili declamazioni di principio, vuote di qualunque contenuto pragmatico”. “Lo ribadiamo – conclude De Fazio –, se nelle prossime ore non arriveranno i segnali che da troppo tempo auspichiamo, il senso di responsabilità ci farà assumere iniziative fragorose per richiamare il Governo e la politica ai propri doveri”.

“Quanto accaduto ieri nel carcere di Frosinone dimostra, ancora una volta, che le nostre denunce erano fondate. Il sistema penitenziario è al collasso ed è a rischio l'incolumità di coloro che ci lavorano e di coloro che sono ristretti. Chiediamo alla Ministra Cartabia di perseguire quanto da noi proposto: serve una riforma organizzativa e forti investimenti”. Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale in merito a quanto avvenuto al carcere di Frosinone dove un detenuto ha minacciato con una pistola un agente e poi sparato contro tre altri detenuti.

"Più che del lavoro dell'ennesima commissione di esperti - prosegue il sindacato -, tra l'altro composta solo in minima parte da operatori del settore, anche se di comprovata esperienza, per riformare il sistema penitenziario la Ministra Cartabia dovrebbe accogliere le proposte che abbiamo avanzato. Non abbiamo bisogno di una riforma dei codici, su cui esiste già uno studio approfondito commissionato dall'allora Ministro Orlando, ma di una riforma organizzativa che venga accompagnata da ingenti investimenti per l'assunzione di personale, la messa in sicurezza delle strutture, l'acquisto di mezzi e strumentazioni tecnologiche e l'implementazione delle attività trattamentali”.

Per la Fp Cgil, “le nostre carceri sono fatiscenti, il personale è pesantemente sotto organico e si lavora senza strumenti: se non si parte da questo qualsiasi riforma sarebbe inutile. Bisogna analizzare cosa non funziona e proporre come farlo funzionare. A tal proposito abbiamo inviato da tempo alla Ministra le nostre proposte di modifica dei modelli organizzativi, di quelli operativi e di innovazione dei profili professionali. Siamo come sempre disponibili per ulteriori confronti e chiediamo alla titolare del dicastero di via Arenula risposte concrete su questi temi”, conclude.

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