FT: India e Cina si lanciano su petrolio russo (e “aiutano” Putin)

Image from askanews web site
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Roma, 8 set. (askanews) - La nuova via dell'Asia per gli idrocarburi della Russia, nel mezzo della guerra dell'energia con i clienti tradizionali europei, è stata evocata ieri dal presidente Vladimir Putin. E oggi il Financial Times ha pubblicato un'analisi, basata sui dati disponibili, per capire quanto i principali player asiatici - Cina, ma soprattutto India - stanno "aiutando" Mosca a compensare il peso delle sanzioni imposte da Usa e Ue per l'invasione dell'Ucraina.

La ricerca è incentrata, in particolare, sull'export russo di petrolio. I dati consultati dal giornale finanziario rivelano che nel secondo trimestre del 2022 la Cina e l'India hanno importato 11 milioni di tonnellate di petrolio in più rispetto al primo trimestre. Si tratta di un valore cresciuto di 9 miliardi di dollari.

A muoversi, in particolare, è stata l'India le cui importazioni sono salite da 0,6 milioni di tonnellate nel primo trimestre a 8,42 milioni di tonnellate nel secondo. La Cina, dal canto suo, a maggio ha acquistato 2 milioni di barili al giorno. Con un incremento di 0,2 milioni di barili/giorno rispetto a gennaio e 0,4 mln barili/giorno rispetto a febbraio.

Dietro questo boom di acquisti non sembra esserci in realtà una conscia volontà di aiutare Putin. "Si tratta solo di un cinico e pragmatico modo di usare la situazione nel proprio interesse", ha affermato Alexander Gabuev del Carnegie Endowment for International Peace al FT. "Naturalmente - ha continuato - questo di fatto crea cash flow che aiuta il Cremlino nel momento in cui l'export verso l'Europa è bloccato".

I porti e le raffinerie costiere dell'India sono a portata di mano per i paesi esportatori di petrolio. Non solo la Russia, ma ancor di più Arabia saudita, Iraq, Emirati. E, d'altronde, in un momento di alta inflazione e di carenza di prodotti come i fertilizzanti, Nuova Delhi guarda alla propria situazione e fa i propri calcoli, essendo tra l'altro un paese che ha al centro della sua tradizione di politica estera una nozione di neutralità.

La Russia dal canto suo sta ragionando in maniera politica e applica all'export verso India e Cina sconti importanti con riduzioni anche di 30 dollari al barile per il Brent. E ciononostante ci guadagna lo stesso, perché il barile è stato a oltre 100 dollari per gran parte dell'anno: praticamente su questo settore la guerra è stato un affare. Sostanzialmente, alla Cina il petrolio russo costa 700 dollari a tonnellate, mentre quello saudita o iracheno 800 dollari a tonnellata.

Anche per l'India è un affare e il prezzo è in calo. Nel primo trimestre una tonnellata di petrolio russo costava 790 dollari, mentre nel secondo è sceso a 740 dollari, mentre il petrolio degli altri paesi cresceva di prezzo.

Considerato tutto questo, si comprende come ieri Putin abbia detto che la Russia "non ha problemi a vendere" i suoi idrocarburi e sbaglia chi spera di vedere una Russia isolata.