Ft: pressione su Ant provoca fuga verso altre piattaforme credito

Red
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Roma, 19 feb. (askanews) - La pressione regolatoria che le autorità cinesi hanno imposto su Jack Ma e il suo Ant Group, uno dei principali attori del settore del credito al consumo online in Cina, sta provocando una fuga dei clienti verso altre piattaforme che applicano tassi d'interesse più elevati, aumentando il rischio di default dei creditori. Lo segnala un'inchiesta condotta dal Financial Times e pubblicata oggi.

Il braccio finanziario di Alibaba, che controlla anche la piattaforma di pagamenti Alipay, avrebbe dovuto collocarsi in borsa alla fine dello scorso anno con un'offerta pubblica iniziale da 37 miliardi di dollari, ma le autorità regolatorie cinesi hanno bloccato questo passaggio.

Ant Group rappresenta un gigante nel settore del credito online, che in Cina sta vivendo una vera e propria esplosione. A giugno dello scorso anno - spiega il FT - aveva totalizzato 500 milioni di clienti in un anno per un valore di 2.200 miliardi di yuan (339 miliardi di dollari).

Ma, dopo che è apparsa evidente la pressione messa in campo dalle autorità cinesi, c'è stata una vera fuga verso piattaforme alternative che, non avendo le economie di scala di cui gode Ant/Alibaba, applicano tassi d'interesse più elevati. Tutto questo in un momento in cui il rischio per il credito al consumo, anche a causa del Covid-19, si è innalzato soprattutto per le fasce di clienti più giovani.

Il FT ha interpellato sei piattaforme di credito alternative, che hanno tutte segnalato un forte incremento delle richieste di credito. Un manager di Jiedai Dawang (Re del credito), che ha base a Chongqing, ha dichiarato di aver visto un aumento di un terzo.

Secondo le stime fatte dal giornale economico britannico, la differenza tra i tassi applicati da Ant e quelli delle altre piattaforme di credito è notevole. La compagnia di Jack Ma applica tassi inferiori al 20 per cento annui, le altre in media tra il 25 e il 35 per cento. Jiedai Dawang il 36 per cento.

Guo Shuqing, il capo del comitato del Partito comunista cinese che supervisiona la banca centrale, oltre che numero uno dell'autorità regolatoria di settore, ha chiarito a dicembre che il credito online, con protagonisti i giganti dell'economia web, rischia di uccidere la concorrenza nel settore. Solo Ant lo scorso anno ha emesso il 10 per cento di tutto il credito al consumo non ipotecario della Cina.

La Banca del popolo cinese, cioè la banca centrale, ha recentemente ammonito che la ripresa dei consumi - dopo un anno stagnante a causa della crisi Covid - non può basarsi sul credito al consumo online, in un momento in cui l'indebitamento delle famiglie ha superato il 60 per cento del Pil.

A inizio di questo mese il gruppo di Jack Ma ha raggiunto un accordo con l'autorità regolatoria. Un accordo, in realtà, che suona più come un'imposizione per il gigante cinese. Il braccio del credito al consumo verrà messa in una holding finanziaria che dovrà rispondere alle norme regolatorie della banca centrale cinese.