"Fu il figlio di Ciontoli a sparare". Scontro tra testimoni sul caso Vannini

HuffPost

Ancora novità sul Caso Vannini. Il brigadiere Amadori è stato convocato in Procura a Civitavecchia  sulla morte del 20enne ucciso nel 2015 a Ladispoli, a casa della fidanzata, da un proiettile sparato - secondo la sentenza d’appello - dal suocero Antonio Ciontoli, condannato a cinque anni di carcere per omicidio colposo. 

Facciamo un passo indietro: al programma Le Iene, Vannicola ha dichiarato che Roberto Izzo, ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli e per altro suo amico, gli avrebbe confessato che a sparare a Marco la sera del 17 maggio 2015 non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico.

Leggi anche...

Si legge sul Mattino:

Una confidenza ora ufficialmente al vaglio degli inquirenti intenzionati a procedere per diversi reati, quali favoreggiamento e falsa testimonianza. Il primo ad essere ascoltato a Civitavecchia è stato il brigadiere, non come indagato ma come persona informa sui fatti. Manlio Amadori è il militare che in aula, di fronte ai giudici della Corte d’assise di Roma, disse che Antonio Ciontoli gli confessò che non voleva inguaiare il figlio Federico. Una testimonianza che alimentò dubbi e sospetti sulla versione fornita dall’intera famiglia Ciontoli, condannata per omicidio colposo.

E’ stato un incontro di circa un’ora quello tra il carabiniere, il procuratore capo Andrea Vardaro e il pm Roberto Savelli, titolare del fascicolo. Nel colloquio, su cui vige il massimo riserbo, Amadori avrebbe...

Continua a leggere su HuffPost