Fukushima, Corte suprema Giappone: Stato non responsabile incidente

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Roma, 17 giu. (askanews) - L'Alta Corte del Giappone ha sentenziato oggi che il governo non è responsabile dell'incidente nucleare di Fukushima del 2011 e non dovrà pagare i danni a 3.700 persone le cui vite sono state danneggiate in maniera significativa dall'incidente. Lo riferiscono oggi i media nipponici.

La decisione della Seconda sezione della Corte suprema nippponica è la prima relativa a quattro denunce presentate da cittadini nelle prefetture di Fukushima, Gunma, Chiba ed Ehime. In tutto ci sono circa 30 querele simili presentate da cittadini costretti all'evacuaizone dopo l'incidente nucleare innescato dallo tsunami dell'11 marzo 2011. Quest'ultimo provocò poco meno di 20mila morti.

Con la sentenza odierna, la compagnia elettrica Tokyo Electric Power Co. (TEPCO) resta l'unica responsabile dell'incidente e dovrà pagare oltre 1,4 miliardi di yen (circa 10 milioni di euro) ai quattro querelanti.

La sentenza contro la compagnia elettrica è stata emessa già dal mese di marzo scorso.

Con il pronunciamento di oggi viene stabilitop un principio che, oltre a valere per l'incidente nucleare di 11 anni fa, varrà anche per eventuali, futuri casi.

Le corti di livello inferiore avevano fornito conclusioni diverse relativamente alla responsabilità del disastro, con tre delle corti d'appello che avevano stabilito anche lo stato responsabile dell'incidente.

Il punto focale delle querele era sulla prevedibilità dello tsunami e sulle contromisure che erano state assunte prima dell'incidente.

In particolare, i ricorrenti facevano leva su una valutazione governativa del 2002, secondo la quale c'era un 20 per cento di possibilità che un terremoto di magnuto 8 o superiore innescasse uno tsunami con onde alte più di 15 metri da lì a 30 anni. Quindi, i ricorrenti avevano sottolineato che, se il govenro avesse esercitato i suoi poteri regolatori per ordinare alla TEPCO di assumere efficaci misure preventive, non ci sarebbe stato il disastro.

Il governo, dal canto suo, si è difeso sostenendo che quella stima non era considerata un dato acquisito e che, anche se fossero state prese le misure, non sarebbero state sufficienti a impedire l'incidente.

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