Fukushima, manager condannati maxi-risarcimento presentano appello

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Roma, 28 lug. (askanews) - Quattro ex dirigenti della compagnia elettrica giapponese Tepco, proprietaria della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, hanno presentato appello rispetto alla sentenza che li ha condannati a pagare 13mila miliardi di yen (95 miliardi di euro) in danni per non aver messo in atto tutte le misure che avrebbero dovuto evitare l'incidente nucleare del 2011. Lo riferisce l'agenzia di stampa Kyodo.

La sentenza è stata emessa il 13 luglio di quest'anno dalla Corte distrettuale di Tokyo ed è stata la prima che ha indicato negli ex vertici dell'utility i responsabili dell'incidente innescato dal massiccio terremoto-tsunami dell'11 marzo 2011. L'incidente di Fukushima è considerato il più grave incidente nucleare dopo quello di Cernobyl del 1986.

La causa era stata intentata da 50 azionisti di Tepco e il risarcimento ordinato è il più grande mai stabilito da un tribunale giapponese. Anche querelanti hanno presentato appello, perché chiedono danni per 22mila miliardi di yen e il sequestro di tutti i beni dei quattro dirigenti.

I quattro sono l'ex presidente del board Tsunehisa Katsumata, l'ex presidente Masakata Shimizu e i due ex pvicepresidenti Ichiro Takekuro e Sakae Muto.

La Corte distrettuale di Tokyo ha stabilito che le valutazione sulle vulnerabilità agli tsunami della struttura pubblicata nel 2008 "era fondamentalmente carente di consapevolezza e senso di responsabilità". E quindi i dirigenti non avrebbero fatto in pieno il loro dovere.

I legali dei quattro però sostengono che quele valutazioni si dovevano basare su un precedente studio del governo che mancava di affidabilità e che il processo di gestione del rischio era, al momento dell'incidnte, in via di rivalutazione.

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