Fumata nera all'Ue per l'embargo sul petrolio russo, slitta l'accordo

MARIO TAMA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

AGI - Parte in salita il vertice informale dei capi di Stato e di Governo che si terrà lunedì e martedì a Bruxelles. Lo scenario ideale era di presentarsi con il sesto pacchetto di sanzioni, che prevede l'embargo al petrolio russo, già approvato. Seppure con qualche deroga. Ma la corsa contro il tempo delle ultime 48 ore che ha visto impegnati la Commissione e la presidenza del Consiglio non è stata sufficiente.

L'ultima riunione degli ambasciatori, durata oltre quattro ore nel pomeriggio di una domenica piovosa, si è chiusa con un nulla di fatto. Eppure la Commissione aveva messo nero su bianco l'esenzione all'embargo per il petrolio che arriva attraverso l'oleodotto Druzhba che rifornisce principalmente l'Ungheria (ma anche la Polonia e la Germania).

Il divieto di importazione si applicherebbe quindi solo al petrolio via mare. Così verrebbe soddisfatta la richiesta del premier ungherese, Viktor Orban, di avere maggiore tempo per potersi garantire l'impegnativa diversificazione. Per riuscirci la Commissione gli lascerebbe un paio d'anni di tempo (oltre a una lauta erogazione di fondi per gli investimenti nelle infrastrutture necessarie).

Ma non è bastato. Non solo perchè l'Ungheria vuole di più (a questo punto non è nemmeno chiaro quanto o cosa) ma ci sono anche altri Stati che non gradiscono il trattamento di favore che potrebbe avvantaggiare anche Polonia e Germania. Anche se questi si sono già impegnati per conto proprio a fare a meno del greggio russo, indipendentemente dalle fonti.

Domani gli ambasciatori si riuniranno per un ultimo tentativo la mattina, qualche ora prima dell'arrivo dei leader (l'inizio lavori è per le 16). Tuttavia fonti della Commissione hanno già chiarito che è più probabile che si arrivi a un accordo nella nuova riunione degli ambasciatori che si terrà in settimana. Domani i leader si limiteranno a una comunicazione sulle sanzioni (se dovessero entrare nella discussione il vertice rischierebbe di deragliare).

Al centro dell'incontro dei leader ovviamente c'è l'Ucraina. Dall'assistenza finanziaria (gli Stati si impegnano a fornire 9 miliardi di euro ma non hanno ancora deciso in che forma, quanti in prestiti e quanti in erogazione); agli aiuti aiuti militari "per la difesa dell'integrità e della sua sovranità". Interverrà anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in videocollegamento.

E ciò potrebbe riservare delle sorprese. Già nel suo intervento di marzo aveva lasciato intendere il suo malumore nei confronti dell'Ungheria. Questa volta potrebbe rincarare la dose. Nel menù della cena dei leader c'è l'energia. In particolare l'impegno contro l'aumento dei prezzi, valutando anche un cap price, a condizione che sia fatto con i partner internazionali. Nella giornata di martedì si parlerà invece di sicurezza alimentare con l'intervento del presidente dell'Unione africana, il presidente senegalese Macky Sall.

Nelle conclusioni la Russia viene invitata a "sbloccare l'export di grano". Non è escluso che finisca sul tavolo anche l'ipotesi di una missione navale europea per scortare le navi per fare uscire il grano dal Paese ma al momento è questione che il presidente del Consiglio, Charles Michel, sta trattando a livello di Onu. E non sembra immediatamente applicabile. Così come sono ancora in corso le trattative sui riferimenti all'impegno per processo di pace che attualmente non trova posto nelle conclusioni.

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