Funerali di Genova, 20 No allo Stato

Gabriella Cerami

Una chiesetta in collina, a una quarantina di chilometri dal ponte Morandi che ha inghiottito 38 persone e probabilmente qualcuna in più, con 5 dispersi ancora ricercati tra le macerie. Nella navata centrale c'è la bara di Elisa Bozzo, la ragazza di 33 anni che quel giorno stava tornando da lavoro, fatalmente proprio mentre cedeva il viadotto. La mamma Anna piange con i parenti: "Domani saremo ancora qui, non siamo interessati ai funerali di Stato. Staremo con la nostra famiglia e poi ci saranno tanti amici di Elisa". Qui, a Sarissola, c'è una piccola comunità che dice "no" allo Stato. Così come lo hanno detto altre diciannove famiglie, dal Piemonte a Torre del Greco, fino a Sant'Agata di Militello in provincia di Messina. Venti "No" allo Stato, da Nord a Sud, a testimonianza che non basta un funerale solenne per colmare la distanza sempre più ampia fra i cittadini e le Istituzioni. Specie in questo caso, con la protezione dello Stato clamorosamente venuta meno.

"Lo Stato vuole presenziare ai funerali, ma loro dovevano esserci prima" ci dice Teresa, un'amica cara della famiglia Bozzo, mentre su un libro bianco all'ingresso scrive il suo ricordo. Nella Chiesa dell'ospedale San Martino ci sono ancora sei bare: erano piemontesi, viaggiavano verso il mare e sono rimasti schiacciate dalle tonnellate di cemento. La loro non è una sfida politica, ma un segno di sfiducia. I familiari di Claudia Possetti, dei suoi figli e del marito Andrea Vittone preferiscono la loro Pinerolo. "Non è giusto morire per colpa dell'incuria di chi non ha fatto i lavori di manutenzione su quel ponte", dice Nadia, la sorella di Claudia. E Denise, sorella più grande di Andrea, esprime lo stesso desiderio di giustizia: "Vorrei che i responsabili pagassero".

A centinaia di chilometri di distanza dalla Fiera di Genova, dove sono posizionate 18 bare per le esequie ufficiali, si tiene un altro rito di dolore in forma privata. Sono i funerali dei quattro ragazzi di Torre del Greco,...

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