Funivia Mottarone, il terribile scenario post incidente raccontato dai soccorritori

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funivia Mottarone
funivia Mottarone

Una domenica di primavera trasformata in tragedia. Dopo l’incidente della funivia tra Stresa e Mottarone, arrivano le prime testimonianze di chi è intervenuto sul luogo dell’incidente.

Funivia Mottarone, parla il capo dei soccorritori

“Una scena del genere non era immaginabile” sono le parole di Matteo Gasparini, capo del soccorso Alpino di Verbania Val d’Ossola. Intervenuto sul luogo dell’incidente, è rimasto sconvolto dallo scenario che ha trovato, mai visto in oltre 20 anni di esperienza in interventi in luoghi di montagna. “Nulla del genere avevo mai visto” ha raccontato Matteo Gasparini a Leggo. “Mi aspettavo di arrivare e vedere la cabina con i corpi all’interno. Invece quando sono giunto sulla scarpata nel bosco, mi sono visto davanti agli occhi la funivia esplosa e le vittime erano sparse nel raggio di 30 metri -racconta-. Una scena bruttissima: vedere le vittime in queste condizioni è stato veramente uno shock”.

Funivia Mottarone, lo scenario post incidente

Il racconto di Gasparini a Leggo continua: “Gli elicotteri del 118 intervenuti stavano già portando via i due piccoli: abbiamo parlato con i medici che li avevano stabilizzati, ma le loro condizioni si è capito subito fossero molto gravi”. Gli altri passeggeri della funivia, invece, non ce l’hanno fatta. “Il medico che era arrivato sul posto con l’elicottero da Torino ci ha subito detto che tutte le altre persone che erano nella cabina erano purtroppo morte -racconta Gasparini-. C’erano rottami dovunque, gli effetti personali erano sparsi in mezzo alla scarpata e nel bosco. Non è stato facile…”.

Funivia Mottarone, Gasparini: “Spetta ai giudici fare chiarezza”

Tra il dolore e lo sconforto, si cerca di fare chiarezza sulle cause della caduta della cabina. “Due cose sicuramente sono accadute: il cavo si è staccato e il freno di emergenza in salita non è intervenuto -spiega Gasparini-. Così la cabina è scivolata all’indietro fino a schiantarsi contro il pilone e precipitare nel vuoto. Pochi dubbi su questo. Ora spetterà ai giudici fare chiarezza”. E proprio Matteo Gasparini è stato spesso passeggero di quella che si è trasformata nella funivia della morte. “Faccio bici e parapendio. Quindi la prendevo per salire sul Mottarone, invece di andarci in auto. Non ho mai avuto il minimo dubbio sulla sicurezza. Come Soccorso Alpino locale, si figuri che abbiamo anche partecipato al collaudo della struttura per dare l’ok all’impianto con l’Ustif”.

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