Funivia Mottarone, inquirenti: "Ci sono i primi indagati"

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Ci sono i primi indagati per la tragedia della funivia sul Mottarone (Verbania) in cui domenica scorsa hanno perso la vita 14 persone. Le indagini, dopo 48 ore, subiscono così un’accelerazione rispetto alle presunte responsabilità legate alla manutenzione dell’impianto.

Il riserbo di chi indaga senza sosta è massimo e nessuno lascia trapelare nulla rispetto al ruolo rivestito da chi in queste ore viene iscritto nel registro degli indagati. Neppure il numero viene detto con chiarezza. Quello che è certo è che dal pomeriggio in caserma a Stresa i carabinieri raccolgono le testimonianze di sei dipendenti della società che gestisce la funivia Stresa-Mottarone e a cui sono in carico "i controlli giornalieri e settimanali previsti dal regolamento e dal manuale di uso e manutenzione" dell’impianto. Dopo un po’ fanno ingresso in caserma due avvocati, un "chiaro segnale" che qualcosa nell’inchiesta sta accelerando spiega una fonte.

Se stamattina il procuratore di Verbania Olimpia Bossi era propensa a procedere con calma forse qualche affermazione dei testimoni ha reso necessario il cambio di passo. Affermazioni che potrebbero aver chiamato in causa responsabilità di altri: il numero degli indagati sembra destinato a crescere nelle prossime ore.

Intanto gli interrogatori non si fermano. "Si prosegue a oltranza, vogliamo avere un quadro preciso", spiega una fonte che dal pomeriggio, intorno alle 17, sta ascoltando i testimoni.

L’errore umano è tra le ipotesi, così come il mancato funzionamento del sistema di frenata di sicurezza. Lo ha detto il procuratore di Verbania in merito alla tragedia. L'errore umano "fa parte degli accertamenti che devono essere fatti, non è riscontrabile a occhio nudo da un video che non ha neanche una qualità eccelsa. Tutto è stato coperto e repertato e sarà a disposizione dei consulenti tecnici" ha aggiunto Bossi.

Una foto scattata nei momenti successivi alla tragedia sembra mostrare un ‘forchettone’, un elemento in metallo che serve a tenere aperte le ganasce dei freni, ma va tolto quando le persone sono a bordo della cabina perché altrimenti impedisce la frenata in caso di emergenza, come ad esempio nel caso di rottura del cavo trainante.

Una presenza, quella rilevata da una foto del Soccorso alpino, che spiegherebbe perché la cabina è precipitata nel vuoto per circa 20 metri. Immagine che fa parte degli elementi su cui la procura di Verbania cerca di fare chiarezza e che insieme alla rottura del cavo trainante avrebbe determinato l’incidente in cui domenica hanno perso la vita 14 persone.

INIZIATO IL RISVEGLIO DEL PICCOLO EITAN - E' iniziato il risveglio del piccolo Eitan, il bimbo di cinque anni unico superstite dell'incidente. "Il risveglio è partito, in questo momento la risposta del bimbo è positiva - ha detto Giovanni La Valle, direttore generale Città della Salute di Torino - Comincia ad avere alcuni segnali di risveglio con colpi di tosse, qualche movimento e alcuni momenti di respiro spontaneo, ma in termini precauzionali stiamo andando con molta più calma e attenzione proprio perché la situazione clinica del bambino è ancora critica, seppure ci siano segnali positivi".

"Il bambino è intubato e la prognosi è ancora riservata. Se il percorso prosegue in questo modo e la situazione clinica resta stabile, l'auspicio è che riusciamo a estubarlo domani mattina", ha proseguito La Valle spiegando che "stiamo andando con più cautela proprio perché la situazione complessiva di politrauma del bambino richiede un'attenzione maggiore nelle operazioni di risveglio".

"Quello che ci preoccupa di più sono le complicanze non legate al sistema neurologico, che è integro, ma quelle che potrebbero sorgere dal politrauma. Stiamo procedendo con molta cautela e gradualità", ha concluso La Valle.

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